Archivi per il mese di: dicembre, 2003

Cose che mi sono piaciute dell’anno che sta finendo, in ordine sparso

 Che la sera del mio compleanno i miei amici più cari abbiano insistito per venirmi a trovare;
il miglior “giros pita” che avessi mai mangiato, con un amico, una sera qualunque, in un posto un po’ lurido;
il santo padre, ogni giorno (ndt. Non è il Papa, se lui dovesse leggere si riconoscerà);
un pomeriggio d’estate, una bella chiacchierata intima con due amiche ed un imprevisto ascoltatore;
il bellissimo concerto di Ivano Fossati, davvero indimenticabile;
un wiskey scozzese accompagnato da gocce di cioccolato amaro, offerto da un barman davvero simpatico, una notte d’estate;
la bella giornata con cielo azzurro del matrimonio di due amici cari;
l’invito affettuoso che ho ricevuto stamattina.








Metaforica finestra

In questi giorni da conto alla rovescia, da ultimo minuto, sto facendo quello che mi riesce più congeniale. Guardare. Sto alla mia metaforica finestra e guardo. A volte annuso anche, gli odori che mi porta il vento, per capire un po’ da che parte tira. Così ho visto la silenziosa invasione delle lucine di natale cominciare e completarsi.
Mi sono sempre piaciute, le lucine, ho sempre pensato che rendano la città più allegra. Quest’anno però le lucine erano al solito posto, l’allegria non si faceva vedere.
Allora ho guardato le persone, la marea di gente che si allargava per le strade, che cresceva ogni giorno. Donne soprattutto, a passo svelto, fluttuanti tra un negozio e l’altro, tra un impegno e l’altro, ogni giorno sempre più cariche di pacchetti.
Così ho pensato che potevo provare a caricarmi di pacchetti anche io, e sperare che in questo modo un po’ di spirito natalizio si affacciasse alla mia porta.
Niente da fare.
Così ho provato a cucinare, per la famiglia, ad annusare i profumi che si sentono solo una volta ogni anno, ma il piacere che ho provato non è stato quello che speravo.
Sono tornata a guardare, questa volta le persone care, gli amici, quelli che vedo sempre, quelli che non vedo tanto spesso. Ho visto facce stanche, sorrisi faticosi, poca voglia di stare insieme. Ho pensato che questo famoso spirito natalizio si è diffuso proprio poco quest’ anno. Di sicuro farà meglio l’anno prossimo, si tratterà di scrivere la letterina a Babbo Natale con un po’ di anticipo in più.
E allora io cosa faccio. Mi sa che aspetto. Torno alla mia metaforica finestra.
Aspetto che queste lucine si spengano e che tornino ad accendersi, speriamo facciano in fretta.









La pesca delle papere 2

 

Si vede che c’era una congiuntura astrale, un trigono un bivio stellare, un’inversione ad U delle stelle. Oppure era semplicemente la mia scollatura. Senza scomodare lo zodiaco e gli dei direi che era proprio quella, la scollatura, che modestamente, fa ancora la sua porca figura. Fatto sta che la pesca delle papere è continuata, lo stesso fato di pochi minuti prima (ancora irridente? Sempre più avverso?) fa in modo che mi si agganci alle calcagna un tipo e che non mi molli più. Prova un paio di volte ad attirare la mia attenzione, non ci riesce, ma non per questo si scoraggia. Mi gira intorno, cerca un argomento di conversazione, ora serio – tu che fai nella vita? – ora faceto – cedimi la carta del mercante in fiera. Ora posso anche apprezzare lo spirito d’iniziativa che è da molto che negli uomini non lo trovo più, però, come dire? Mi è sembrato proprio un po’ spentino un po’ moscio, niente affatto interessante. Sarà colpa mia, sarà colpa sua tant’è, va così, potevamo semplicemente non rivederci mai più con mutua soddisfazione. Invece codesto giovane si è perfino procurato il mio numero e già stamattina mi ha chiamato! Mi invita ad un qualcosa per domani sera! Ma porca padella e adesso, mi tocca fare cosa? Che noia!

 

La pesca delle papere 1

 

Ieri sera tombola a casa di amici. Decido di fare una passeggiata, data la piacevole serata, e mi avvio verso la loro casa. Durante il tragitto, il fato (avverso? irridente?) mi fa incontrare un ragazzo che non vedevo da molti anni e che ha sempre avuto un debole per me, fin da quando eravamo a scuola insieme. Mi riempie di troppe moine, mi fa troppi complimenti, mi dà troppi bacetti di saluti e di auguri, si informa subito sul mio stato civile e appena scopre che non sono fidanzata sposata o cose simili, si illumina di gioia (ma non potevo dirgli che sono sposata e ho cinque figli?). Mi chiede infine il numero di cellulare. Non sapendo come rifiutarglielo senza sembrare scortese, mi vedo costretta a darglielo. So già che mi telefonerà, che mi tormenterà, che mi infastidirà.
Vorrei sapere come faccio a trovare sempre il modo di incontrare persone che invece di darmi giovamento, compagnia un po’ di allegria o di buona conversazione, mi arrecano più o meno disturbo fino a farmi diventare orrendamente scortese, il tutto contro la mia pacifica e solitaria natura.

 

Lucina rossa

In questi giorni, finalmente, sto scoprendo qual’è il più grande piacere delle vancanze.
Io amo molto dormire, avvolgermi nel piumone, girarmi un po’, trovare la posizione perfetta e poi, sentire i pensieri che piano piano sfumano verso le immagini dei sogni.
Quello che affligge le mie notti, a qualunque ora vada a letto, è la maledetta lucina rossa che mi guarda dal comodino e mi ricorda che la sveglia è stata azionata.
Mi veglia tutta la notte, la sua presenza dovrebbe rassicurarmi sul fatto che anche il giorno dopo non arriverò tardi al lavoro. Che tormento!
La lucina mi guasta il piacere del sonno come un piccolo folletto malvagio, mi ricorda che devo svegliarmi, non solo! Che appena sarò sveglia sarà già domani e ricomincerà una giornata di lavoro fatta di routine se va bene e di nervosismi se la routine si trasforma in un imprevisto.
Dormire senza la compagnia della famigerata lucina, che goduria natalizia.






L’abbiamo sfangata

Il primo tempo delle vacanze di natale si è più o meno felicemente concluso con il pranzo di oggi. Per tutte le squadre in campo si è trattato di un incontro di routine. I giocatori sono apparsi stanchi abbastanza presto e hanno fatto melina corricchiando per il campo, che le condizioni metereologiche avverse rendevano un po’ pesante. Gli spettatori rumoreggiavano dalle tribune. L’arbitraggio è stato buono, in attesa del fischio dell’arbitro in panchina si stappava champagne. Risultato parziale: bartleby-resto del mondo: 1 – 0.

Sorprese natalizie

Il mio capo mi ha fatto un regalo.
Già questo mi ha lasciato stupefatta.
Mi ha regalto un libro, dimostrando però di sapere che leggo tanto e senza sosta.
Il libro in questione è “Single senza pace” di India Knight.
Cosa devo pensare ancora non lo so, lo scoprirò quando lo avrò letto.
Potrebbe averci azzeccato però, il che renderebbe il tutto ancora più inquietante.
Potrei perfino scoprire che a volte mi osserva.







Ancora poco

Oggi ultimo giorno di lavoro!!! Manca poco. Sensazione da ultimo giorno di scuola prima delle vacanze.
Finisce che il bello delle vacanze sta tutto qui, nell’aspettarle con ansia.
Comunque fra poco potrò dedicarmi a fare…GLI STRUFFOLI!!



Fuori forma

La piccola pianta non mi ha parlato, ma continua a non stare bene.
Io con lei.
Mi sento completamente fuori da ogni cosa.
Ho scatti di rabbia per un nonnulla, mi vengono le lacrima agli occhi un momento dopo per gli stessi inesistenti motivi. Avrò bisogno di una vacanza o di qualcosa di più radicale?





Perchè non parli?

Ho una piccola pianta a cui sono affezionata. Assomiglia un po’ ad un bambino magro e spettinato.
Da alcuni giorni ha cominciato ad avere un aspetto triste. Tutte le foglioline hanno preso a pendere verso il basso, poi qualche puntina di giallo qua e là.
Stamattina mi sembra decisamente peggiorata.
Io la guardo ma non so proprio cosa fare, ho anche provato a chiederle se c’è qualcosa che non va, ma lei mi risponde solo con quello sguardo mogio di chi ritiene che potresti anche capirlo da sola, dato che sei tu quella che nutre e sceglie i rimedi; lo sguardo di chi pensa che se non capisci vuol dire che non te ne importa abbastanza.
Ricatto psicologico che si addice ad una pianta, del resto.
Io, dal basso del mio senso di colpa, ho anche provato a fare finta di non vederla, a non degnarla di uno sguardo, ma poi, miserevolmente vinta dal suo silenzio colpevolizzante, mi sono avvicinata a parlarle.
I nostri dialoghi sono stati piuttosto morettiani – cosa vuoi, più acqua, meno acqua, più luce, meno luce, perchè non parli? –
non sono finiti con il lancio dalla terrazza della povera pianta, perchè io la terrazza non ce l’ho, ma la frustrazione ed il senso di impotenza sono analoghi.
Le ho messo un po’ di fertilizzante e le ho cambiato posizione, spero che prima o poi mi parli, come la rosa del piccolo principe, per dirmi se ho fatto bene.