La sindrome della tartaruga

Stasera preparo le valigie. Vado fuori qualche giorno.
Sto già pensando a quello che dovrò metterci dentro, se no poi, all’ultimo momento, non riesco a concentrarmi per bene e temo di dimenticare tutto. Questo perchè sono una terribile ansiosa e solo l’idea di poter lasciare a casa qualcosa di fondamentale per il buon esito del mio viaggio, lungo o corto che sia, mi atterrisce.
Credo di soffire della sindrome della tartaruga.
Mi piace viaggiare, non farei altro nella vita, ma, quando arriva il momento di lasciare la mia piccola tana, vorrei portarmene dietro quanti più pezzetti mi è possibile.
Potessi staccare particelle di muro forse lo farei.
Così, già so che stasera, nel momento di riempirla questa benedetta valigia, dopo avere redatto una lista mentale di quello che mi servirà, dopo aver tirato tutto fuori dagli armadi e sistematolo nelle vicinanze per avere tutto sotto gli occhi, mi verranno in mente domande di ogni genere.
Se mi viene il mal di testa? Ecco pronta la novalgina.
Se mi viene l’influenza? Meglio prendere con me un po’ di aspirina (le prime evenienze che mi sopravvengono sono sempre infortuni o malattie).
Se fa più freddo o più caldo di quanto previsto? Questa in particolare temo di averla ereditata da mia madre accanita amante della metereologia.
Posso mai lasciare a casa i libri che sto leggendo? Almeno due li prendo. Vabbè meglio tre, mi venisse giusto voglia di leggere il terzo, che peso farà mai un libro in più?
E l’agenda, la penna la penna di riserva?
La macchina fotografica che mi accompagna praticamente ovunque  mica la posso lasciare prorio ora.
Non è raro che mi venga voglia di portare anche un piccolo pupazzetto, proprio piccolo che nessuno se ne accorge che ci dormo insieme, nel caso mi sentissi troppo sola.
Il risultato  di tutto questo farsi domande e già sapere le risposte è che nemmeno una volta nella vita sono riuscita a partire con una valigia che pesasse meno di un muro di mattoni.
A mia discolpa posso solo dire che sono la grande risorsa dei miei compagni di viaggio, che già sanno che qualsiasi cosa possa mancare a loro, la troveranno nella mia valigia.
Magari in fondo in fondo, ma la troveranno.
















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