Fuori dal finestrino

Dei viaggi, spesso la parte che preferisco sono gli spostamenti.
Quei momenti più o meno lunghi, in cui non sono più qui e non sono ancora là.
Mi piace pensare che sono libera, sia dalla mia solita realtà, che mi costringe a dire e a vedere sempre le stesse cose, sia da quello che mi aspetta dall’altro lato.
Questo tempo sospeso è come una corsa gratis sulla giostra, è tutto mio.
E mi piace viaggiare in treno perchè questa traiettoria che è il viaggio, voglio vederla.
Io adoro guardare fuori dal finestrino.
Qualunque finestrino, ma più degli altri quelli di un treno, con quel rumore di sottofondo, senza che ci siano elementi di disturbo intorno, come ad esempio sono le altre macchine in autostrada.
E guardo, guardo, fino ad esserne sazia.
Scopro che esiste lo spazio.
Che gli occhi possono guardare senza sentirsi assediati, da strade strette, piene di gente, dal traffico, dal rumore, dalla fretta che non fa vedere.
Scopro quei campi verdi, sorridenti, di quel sorriso antico, saggio che sembra avere la natura.
Quei campi in cui c’è magari una casetta nel mezzo oppure un po’ a lato, che sembra che si trovi là per caso, sospesa come in attesa di un gesto che le dia il suo senso, la sua collocazione definitiva.
Nel frattempo che aspetta quel gesto che la salverà,  lei fa la guardia a quel campo ed il campo fa la guardia a lei.
Magari intorno al campo e alla casetta ci sono anche quegli alberi di cui non saprò mai il nome, alti e sinuosi e che ondeggiano al vento che produce il treno passando.
Mi sembra che si apra un varco in cui si può fare finalmente a meno deli uomini, perchè le cose sono ordinate e silenziose proprio perchè gli uomini hanno dato loro il modo ed il tempo di respirare.
E poi ancora, proprio in lontananza, magari su una collinetta, un gruppetto di case, forse un piccolo paese.
A vederlo da lontano sembra fare uno sforzo commovente, con i suoi abitanti, che immagino vestiti da contadini, con quelle giacche grigie o marroni, magari con il cappello o col bastone. Che restano tutti li in un paese che è uno sputo con intorno tutto quel respiro che è anche il loro.
Tutte queste cose ho visto andando su e giù attraverso l’Italia in questi due giorni.
Mi sento più serena, almeno fino a che gli occhi non mi si affaticheranno di nuovo.



















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