Metaforica finestra

In questi giorni da conto alla rovescia, da ultimo minuto, sto facendo quello che mi riesce più congeniale. Guardare. Sto alla mia metaforica finestra e guardo. A volte annuso anche, gli odori che mi porta il vento, per capire un po’ da che parte tira. Così ho visto la silenziosa invasione delle lucine di natale cominciare e completarsi.
Mi sono sempre piaciute, le lucine, ho sempre pensato che rendano la città più allegra. Quest’anno però le lucine erano al solito posto, l’allegria non si faceva vedere.
Allora ho guardato le persone, la marea di gente che si allargava per le strade, che cresceva ogni giorno. Donne soprattutto, a passo svelto, fluttuanti tra un negozio e l’altro, tra un impegno e l’altro, ogni giorno sempre più cariche di pacchetti.
Così ho pensato che potevo provare a caricarmi di pacchetti anche io, e sperare che in questo modo un po’ di spirito natalizio si affacciasse alla mia porta.
Niente da fare.
Così ho provato a cucinare, per la famiglia, ad annusare i profumi che si sentono solo una volta ogni anno, ma il piacere che ho provato non è stato quello che speravo.
Sono tornata a guardare, questa volta le persone care, gli amici, quelli che vedo sempre, quelli che non vedo tanto spesso. Ho visto facce stanche, sorrisi faticosi, poca voglia di stare insieme. Ho pensato che questo famoso spirito natalizio si è diffuso proprio poco quest’ anno. Di sicuro farà meglio l’anno prossimo, si tratterà di scrivere la letterina a Babbo Natale con un po’ di anticipo in più.
E allora io cosa faccio. Mi sa che aspetto. Torno alla mia metaforica finestra.
Aspetto che queste lucine si spengano e che tornino ad accendersi, speriamo facciano in fretta.









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