ANM

La mia principale occupazione, durante tutta la giornata di oggi, è stata correre dietro agli autobus.
Ho cominciato stamattina, quando, per qualche inspiegabile ragione, per motivi insondabili legati alla mutevolezza dell’animo umano, l’autista, pur trovandomi io al posto giusto, al posto che mi compete in quanto pedona, cioè alla legittima e vieppiù segnalata fermata dell’autobus, mi ha ignorato, letteralmente e pur avendomi visto, ha preferito tirare dritto passando innanzi ai miei stupiti e progressivamente infuriati occhi. Così io gesticolando e smadonnando gli sono corsa dietro.
Non conoscerò mai il motivo di tale insano gesto.
Ho proseguito a metà mattinata, quando, stufa di aspettare un autobus dal nome mite, pollicino, ma infido come tutti gli altri appartenenti alla sua categoria, ho pensato di avviarmi a piedi. In questi casi la statistica vuole che dopo una ventina di metri percorsi il succitato infido automezzo passi e così, per la seconda volta, gambe in spalla, gli sono corsa dietro.
La partita si è tragicamente conclusa stasera, all’agognata uscita dall’ufficio.
L’autobus che mi deve riportare a casa mi sfreccia davanti.
Lo inseguo, urto i passanti, falcio un bambino con l’ombrellino rosso che mi cammina ignaro davanti, vorrei urlare, richiamare l’attenzione dell’ottuso autista, ma un residuo di decenza, me lo impedisce.
L’ottuso autista mi vede, sembra indeciso, sembra pensieroso, rallentare o non rallentare? Ma poi in un attimo, prende una decisione, con un ghigno satanico che gli si disegna sul volto, mi guarda accelera e se ne và.
Al fischio dell’arbitro le squadre tornano negli agognati spogliatoi con un punteggio fallimentare: ANM 3 – bartleby 0.
E dire che compro tutti i mesi l’abbonamento, bastardi! 

 










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