Cielo

In giornate come questa, seguendo i percorsi quotidiani, mi accade talvolta di alzare gli occhi e guardare il cielo.
Mi piace trovarlo perfetto , blu, uniforme, neanche una nuvola ad increspare quella che sembra una superficie solo leggermente morbida.
Allora gli occhi si rilassano, provano il piacere di guardare, finalmente, qualcosa di blu, luminoso e ordinato.
Passato l’attimo torno al mondo che si trova al piano di sotto.
Riappare la città, con il suo muoversi scomposto ed incessante.
Le persone si spostano, dirigendosi nei luoghi delle proprie vite.
Sono indaffarati, incazzati, o solo si domandano, in sottofondo, come sia possibile che la vita sia tutta lì, che non ci sia altro che un inutile tran tran quotidiano.
Tutti sotto questo cielo così bello, tutti a chedersi la stessa cosa, a darsi forse, risposte diverse.
Verrebbe voglia di fare qualcosa, che so, un gesto, un sorriso, che tutti possano vedere, che tutti possano percepire come una speranza, perchè poi, dopo, possano rimettersi in moto con l’animo appena un po’ più lieve.
Dovrebbe venire da questo bel cielo blu; immagino che so, una di quelle scritte bianche su sfondo azzurro. Una cosa così.
Una cosa del genere.
Invece no.
Questo cielo non ha occhi.
E’ come la statua di uno qualunque dei nostri dei in una chiesa qualsiasi, bella ma senza sguardo.
Così niente succede.
Lui resta lassù, al piano di sopra, noialtri quaggiù, al piano di sotto.
E’ sempre così con quelli che stanno all’attico, non ci si può scambiare neanche due parole, mi sa che tengono staccato anche il citofono.


















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