Archivi per il mese di: febbraio, 2004

Tempo

Ma il tempo perduto, dove va a finire?
Che il senno, si sa, lo ritroveremo sulla luna se sapremo arrivarci a cavallo di un ippogrifo.
Troveremo tante piccole ampolle, ognuna con un nome scritto sopra, senno di Tizio, senno di Caio.
Ma il tempo, di cui perdiamo tanti frammenti ogni giorno, semza neanche accorgercene, quello dove va?
Gli istanti tra una parola e l’altra, quei momenti prima di parlare in cui pesiamo le parole, per dire una bugia, per non dire una verità.
I minuti persi aspettando che succeda qualcosa.
Quelli persi sperando che non succeda nulla.
Le pause, le separazioni tra un tempo e l’altro che pure tempo sono, anche se di seconda mano, di minore importanza.
Dove lo possiamo ritrovare, questo tempo perduto anche per la memoria?
Io stasera mi avvio sulla luna, vediamo cosa riesco a trovare.










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Scene da un matrimonio

Dopo la cerimonia, il lancio del riso e gli auguri di rito, ci siamo ritrovati a tavola.
In tanti.
Già questo,vedere tutta quella gente tutta  in ghingheri che mangia a crepapelle,  potrebbe fiaccare l’animo dei più ardimentosi.
Ma, riducendo il tutto a dimensioni più umane e concentrando l’attenzione su un solo tavolo, il mio, la faccenda è apparsa da subito piuttosto fastidiosa.
Già me n’ero resa conto leggendo il famoso tabellone che segna i destini di tutti a tutti i matrimoni, quello su cui sono elencati i tavoli e le persone che divideranno, volenti o nolenti, la serata.
Io ero nolente, assolutamente.
Mi ritrovo seduta insieme ad un amico (l’unico), un ex amico e la sua fidanzata che, accigliata come le due sorellastre di cenerentola riunite in una sola persona, non mi rivolge la parola perché gelosa di me, e due coppie sconosciute.
Decido di provare a socializzare con le coppie di sconosciuti.
Noto che le donne, due finte bionde esageratamente ingioiellate, mi osservano con attenzione.
Cercano di capire se sono o no fidanzata e/o sposata con il mio amico, onde rendersi conto se sono o meno una minaccia alle loro beneamate metà.
Scoperto il giochino mi limito a dare risposte vaghe e fuorvianti tanto per dare un po’ di suspence alla serata.
Ma il mio tentativo di socializzare naufraga infrangendosi miseramente contro  gli argomenti che verranno trattati nel corso dell’interminabile cena: fenomenologia della play station, tornei domenicali a squadre; la comunicazione mobile nel terzo millennio, marche tipi modelli e prezzi di tutti i cellulari esistenti in commercio; il fantacalcio e le sue incognite, formazioni e calcio mercato; la partita di calcetto, è il caso di giocare quando le condizioni atmosferiche si dimostrano avverse?
Ho così deciso di lasciarli al loro destino, dopo essermi detta una volta di più che sono favorevole all’eutanasia e che sarebbe stato più umano finirli adesso che lasciarli lottare inutilmente contro il deperimento cerebrale per cinquant’anni almeno.
Dall’altro lato del tavolo, sguardi in cagnesco e vani tentativi di normalità.
Mi dedico all’ottimo vino e, guardandomi intorno produco delle conclusioni, alcune delle quali si trovano nel post precedente.















Io non ci sto

Da alcuni giorni mi sono trovata a riflettere sui rapporti tra uomini e donne.
Quello che vedo intorno a me mi fa rabbrividire.
Uomini deboli che cercano donne da cui farsi soggiogare, dirigere, orientare nella vita, che non hanno altro argomento di conversazione che la play station ed il fantacalcio.
Donne che sposano uomini che al meglio delle previsioni dovranno crescere come figli.
Unioni fragili che non sfoceranno mai in nulla di costruttivo perchè nessuno si vuole prendere la responsabilità di impegnare se stesso, ammesso che ci sia qualcosa da impegnare.
Insomma uno scatafascio.
Che mi porta a dire che questo giochino di società al massacro non fa per me.
Che non ho bisogno di avere vicino un omino che mi porti al cinema o in pizzeria e con cui fare un sesso mediocre una volta alla settimana.
Che piuttosto che confinare la mia esistenza in questo modo resto sola e divento una vecchina acida.
Magari è anche più divertente, per lo meno posso passare il tempo a spaventare i bambini e a bucargli i palloni.










Un piccolo guardiano

Da qualche sera in qua, c’è un nuovo piccolo amico che mi fa compagnia mentre dormo.
E’ un ippopotamo rosa shoking con un gran cuore sul sedere.
Fa la guardia ai miei sogni, così che vengano solo quelli belli.
Grazie a chi me lo ha regalato, insieme stiamo proprio bene!





Amici (ma non quelli della De Filippi)

Vorrei dire tante cose, ma ogni volta che ci provo mi sembra di avere scritto delle cose scontate, banali.
Non è facile parlare di quanto bene ti fa un amico, un gruppo di amici, con la sua sola presenza.
Eppure desidero farlo, perché non ho altri modi che le mie parole per esprimere l’affetto e la gratitudine.
Allora ci penso e ci ripenso. Ci provo e ci riprovo, poi in un attimo, un ricordo mi viene in soccorso.
Per essere certa di quello che faccio, mi avvicino alla libreria e ne tiro fuori un libro.
Sfoglio per dei minuti, perché è un libro ponderoso, e quando sto per abbandonare l’impresa, mentre giro e rigiro tra le tante pagine e ripercorro con la memoria sentieri già percorsi e ritrovo storie e personaggi, e cerco di ricordare dove, in questo mare di parole poteva collocarsi quello che cerco, allora mi viene in soccorso un piccolo segno di matita leggera (perché desidero tenere traccia di quello che leggo, ma non mi piace segnare i libri), così finalmente contenta ricopio qui:

Tracciategli attorno fitti cerchi d’amore tenetevi per mano attorno a lui.
Fategli sentire il calore del vostro corpo, ma fategli sentire anche quanto il vostro corpo è indurito e forte come una porta di ferro […]

da Vedi alla voce amore di David Grossman

È questo che vorrei dire ai miei amici, che ho bisogno di loro perché ho bisogno che tengano lontano il mondo da me, che mi è troppo ostico e mi addolora troppo spesso, e che solo loro possono farlo perché solo loro sanno tracciare cerchi d’amore gli uni intorno agli altri. Che spero di saperlo fare anche io per loro, nello stesso modo, anche se spesso mi sembra un compito fuori dalla mia portata.
E queste cose gliele dico qui perché scriverle mi sembra un gesto più reale, e perché a voce queste cose, e molte altre ancora, non le so dire.

 








Guardare attraverso

Due suggestioni abitano i miei pensieri da due giorni, anzi quasi tre.
La prima è la voce viaggiante di Ivano Fossati e la seconda alcune cose che ha detto per introdurre il suo concerto due sere fa.
Ha detto che la sua intenzione, nel pensare al giro che stava per intraprendere, era quella di rendere le sue canzoni sottili come lastre di cristallo affinché ci si potesse guardare attraverso.
Questa idea di guardare attraverso mi è sempre appartenuta.
Come avere tra le mani un piccolo oggetto magico che consenta di vedere al di là.
Nella mia vita io ho guardato attraverso molti bicchieri, le mie macchine fotografiche, innumerevoli finestre e finestrini e attraverso i miei occhi.
È forse la cosa che più amo e che ho più bisogno di più fare, insieme al raccontare quello che vedo; per questo motivo quelle parole mi hanno commosso e colpito.
La terza suggestione, fortissima è stata la musica.
L’uso di soli strumenti acustici ha creato una dimensione umana molto forte, la sensazione di ascoltare qualcosa di vero, che proveniva da straordinarie mani e fiati di musicisti davvero bravi.
Mentre altre volte il buon Ivano, come un capitano di lungo corso, seduto al pianoforte tracciava una sorta di rotta, invisibile a tutti, ma precisa, che lui seguiva con l’esperienza di un marinaio che conosca i venti e le correnti, stavolta ogni cosa, anche delle stoviglie e la ruota di una bicicletta suonavano, e flauti e zufoli ed oggetti dalle forme bizzarre, ogni cosa era uno strumento e faceva in modo che il cuore e le orecchie ci guardassero attraverso.
Insomma tre ore di sogno, di suggestioni, e poi come ulteriore regalo, i giorni a venire passati a rigirarmi tra le orecchie le canzoni ed i pensieri.











Ho fatto una scoperta

La tovaglia del ristorante era assolutamente rossa. Così come i tovaglioli, di una strana carta assorbente, molto piacevole da toccare.
Sono entrata quando ancora non c’era molta gente; si sa che i napoletani pranzano e cenano ad orari che non sono mai riuscita a condividere. I miei stessi amici mi prendono in giro da sempre perchè se non ceno alle otto in punto, se ritardo anche di poco, comincio a lamentarmi, come i bambini.
Quando ho svelato al cameriere che mi ha accolto, che cenavo da sola, ho colto una certa sorpresa inquietudine nei suoi occhi, mentre mi indicava il tavolo.
La pizza era ottima, il dolce straordinario.
Mentre cenavo mi sono guardata intorno.
Tre donne straniere di età miste, rumoreggiavano esclamative alla mia estrema destra.
Una coppia muta di mezza età, cenava senza grandi entusiasmi alla mia sinistra.
Piano piano mi sono accorta della graziosa sollecitudine che si era creata intorno alla mia solitaria cena.
Venivo servita prima degli altri e con grandi sorrisi, quando ho chiesto informazioni su dove trovare un taxi c’è stato addirittura un piccolo consulto.
Il cameriere mi ha timidamente chiesto se poteva offrirmi un limoncello e mi ha difeso da un gruppetto di uomini soli che tentavano un approccio.
Addirittura mi ha aperto la porta quando sono andata via.
La scoperta in questione è che una donna sola al ristorante funziona meglio.













Alla fine…

…mi sono decisa.
E dato che in genere i blogger vengono accusati di narcisismo e autoreferenzialità, mi sono detta: ah sì? e allora lo dico.
Oggi è il mio compleanno.
In attesa che questo giorno venga proclamato festa della Repubblica, ed io patrimonio dell’umanità, rubo una frase a Nanni Moretti per rendere noto che, da oggi, sono una splendida trentatreenne!
(mamma mia come è difficile da scrivere ‘sta parola!)





Ci sono giorni

Ci sono giorni che sono appuntamenti.
Succede che li appoggi lì, tra le pagine di un’agenda, o li appendi ad un futuro calendario, e te li dimentichi.
Non pensi mai che, per quanto lontani, arriveranno realmente.
Il futuro è davvero un’ipotesi.
E loro restano in attesa, a dormire, come fanno i gatti, con un occhio solo.
Con l’altro occhio ti guardano sorridono e ti aspettano.
Quando all’improvviso, il ricordo si risveglia, è già domani, ti dici, ma come è possibile, sembrava tanto lontano, è già arrivato domani.
Il tempo ed il suo scorrere, mi lasciano sempre un po’ stupita, così, oggi è già il mio appuntamento e domani arriverà molto prima di quanto sospettassi.








L’hanno ucciso

Pantani è morto.
Ho appreso la notizia solo stamattina, penso fossi l’unica a non averlo ancora saputo.
Un grande dolore.
Io non ho mai seguito molto il ciclismo, ma di Pantani ricordo quell’anno bellissimo, il 98, in cui vinse Giro e Tour.
Mentre vinceva il Tour io ero in Irlanda e, anche lassù, in quel mondo un po’ fuori dal mondo, quando la gente ci riconosceva come italiani ci diceva “Forza Pantani”.
Alla fine l’hanno ucciso.
Trovo che gli scandali sul doping siano l’ultima frontiera dell’ipocrisia di un mondo ipocrita.
Non è il nandrolone l’efedrina e quant’altro che fa un campione. Il talento non te lo danno le sostanze.
Ma creare un mondo in cui lo sport è diventato inumano e poi scandalizzarsi del doping è patetico ed ipocrita.
Intanto hanno ucciso un uomo e se lo porteranno sulla coscienza in caso ce l’abbiano.