Guardare attraverso

Due suggestioni abitano i miei pensieri da due giorni, anzi quasi tre.
La prima è la voce viaggiante di Ivano Fossati e la seconda alcune cose che ha detto per introdurre il suo concerto due sere fa.
Ha detto che la sua intenzione, nel pensare al giro che stava per intraprendere, era quella di rendere le sue canzoni sottili come lastre di cristallo affinché ci si potesse guardare attraverso.
Questa idea di guardare attraverso mi è sempre appartenuta.
Come avere tra le mani un piccolo oggetto magico che consenta di vedere al di là.
Nella mia vita io ho guardato attraverso molti bicchieri, le mie macchine fotografiche, innumerevoli finestre e finestrini e attraverso i miei occhi.
È forse la cosa che più amo e che ho più bisogno di più fare, insieme al raccontare quello che vedo; per questo motivo quelle parole mi hanno commosso e colpito.
La terza suggestione, fortissima è stata la musica.
L’uso di soli strumenti acustici ha creato una dimensione umana molto forte, la sensazione di ascoltare qualcosa di vero, che proveniva da straordinarie mani e fiati di musicisti davvero bravi.
Mentre altre volte il buon Ivano, come un capitano di lungo corso, seduto al pianoforte tracciava una sorta di rotta, invisibile a tutti, ma precisa, che lui seguiva con l’esperienza di un marinaio che conosca i venti e le correnti, stavolta ogni cosa, anche delle stoviglie e la ruota di una bicicletta suonavano, e flauti e zufoli ed oggetti dalle forme bizzarre, ogni cosa era uno strumento e faceva in modo che il cuore e le orecchie ci guardassero attraverso.
Insomma tre ore di sogno, di suggestioni, e poi come ulteriore regalo, i giorni a venire passati a rigirarmi tra le orecchie le canzoni ed i pensieri.











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