Amici (ma non quelli della De Filippi)

Vorrei dire tante cose, ma ogni volta che ci provo mi sembra di avere scritto delle cose scontate, banali.
Non è facile parlare di quanto bene ti fa un amico, un gruppo di amici, con la sua sola presenza.
Eppure desidero farlo, perché non ho altri modi che le mie parole per esprimere l’affetto e la gratitudine.
Allora ci penso e ci ripenso. Ci provo e ci riprovo, poi in un attimo, un ricordo mi viene in soccorso.
Per essere certa di quello che faccio, mi avvicino alla libreria e ne tiro fuori un libro.
Sfoglio per dei minuti, perché è un libro ponderoso, e quando sto per abbandonare l’impresa, mentre giro e rigiro tra le tante pagine e ripercorro con la memoria sentieri già percorsi e ritrovo storie e personaggi, e cerco di ricordare dove, in questo mare di parole poteva collocarsi quello che cerco, allora mi viene in soccorso un piccolo segno di matita leggera (perché desidero tenere traccia di quello che leggo, ma non mi piace segnare i libri), così finalmente contenta ricopio qui:

Tracciategli attorno fitti cerchi d’amore tenetevi per mano attorno a lui.
Fategli sentire il calore del vostro corpo, ma fategli sentire anche quanto il vostro corpo è indurito e forte come una porta di ferro […]

da Vedi alla voce amore di David Grossman

È questo che vorrei dire ai miei amici, che ho bisogno di loro perché ho bisogno che tengano lontano il mondo da me, che mi è troppo ostico e mi addolora troppo spesso, e che solo loro possono farlo perché solo loro sanno tracciare cerchi d’amore gli uni intorno agli altri. Che spero di saperlo fare anche io per loro, nello stesso modo, anche se spesso mi sembra un compito fuori dalla mia portata.
E queste cose gliele dico qui perché scriverle mi sembra un gesto più reale, e perché a voce queste cose, e molte altre ancora, non le so dire.

 








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