Scene da un matrimonio

Dopo la cerimonia, il lancio del riso e gli auguri di rito, ci siamo ritrovati a tavola.
In tanti.
Già questo,vedere tutta quella gente tutta  in ghingheri che mangia a crepapelle,  potrebbe fiaccare l’animo dei più ardimentosi.
Ma, riducendo il tutto a dimensioni più umane e concentrando l’attenzione su un solo tavolo, il mio, la faccenda è apparsa da subito piuttosto fastidiosa.
Già me n’ero resa conto leggendo il famoso tabellone che segna i destini di tutti a tutti i matrimoni, quello su cui sono elencati i tavoli e le persone che divideranno, volenti o nolenti, la serata.
Io ero nolente, assolutamente.
Mi ritrovo seduta insieme ad un amico (l’unico), un ex amico e la sua fidanzata che, accigliata come le due sorellastre di cenerentola riunite in una sola persona, non mi rivolge la parola perché gelosa di me, e due coppie sconosciute.
Decido di provare a socializzare con le coppie di sconosciuti.
Noto che le donne, due finte bionde esageratamente ingioiellate, mi osservano con attenzione.
Cercano di capire se sono o no fidanzata e/o sposata con il mio amico, onde rendersi conto se sono o meno una minaccia alle loro beneamate metà.
Scoperto il giochino mi limito a dare risposte vaghe e fuorvianti tanto per dare un po’ di suspence alla serata.
Ma il mio tentativo di socializzare naufraga infrangendosi miseramente contro  gli argomenti che verranno trattati nel corso dell’interminabile cena: fenomenologia della play station, tornei domenicali a squadre; la comunicazione mobile nel terzo millennio, marche tipi modelli e prezzi di tutti i cellulari esistenti in commercio; il fantacalcio e le sue incognite, formazioni e calcio mercato; la partita di calcetto, è il caso di giocare quando le condizioni atmosferiche si dimostrano avverse?
Ho così deciso di lasciarli al loro destino, dopo essermi detta una volta di più che sono favorevole all’eutanasia e che sarebbe stato più umano finirli adesso che lasciarli lottare inutilmente contro il deperimento cerebrale per cinquant’anni almeno.
Dall’altro lato del tavolo, sguardi in cagnesco e vani tentativi di normalità.
Mi dedico all’ottimo vino e, guardandomi intorno produco delle conclusioni, alcune delle quali si trovano nel post precedente.















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