La città obliqua

Questa mia città, che tanto amo e tanto, a volte, odio, non smette, comunque, mai di sorprendermi.
Camminando per le sue strade pensavo che forse non c’è abbastanza spazio qui, per tutti noi che ci abitiamo dentro, perché finiamo per stare tanto, a volte troppo vicini.
In ogni città ci sono quartieri più belli, residenziali, ed altri più popolari.
Anche qui.
Ma a ben guardare,questa distinzione non riesce, è solo apparente, finiamo per stare tutti insieme.
Tutte le nostre strade, anche le più belle le più eleganti, confinano e si confondono con i vicoli, e tra gli stessi vicoli, quelli contigui alle strade importanti sono abitati sia dai ricchi che dai poveri. 
Camminavo in una strada del centro e per accorciare il percorso, ho svoltato un angolo e sono entrata in un vicoletto.
Un mondo a parte si è aperto ai miei occhi, pure quello stesso vicolo lo conoscevo bene, per averlo percorso tante volte.
Ma solo ieri questo pensiero mi ha colpito.
Qui convivono poveri e ricchi in una condivisione degli spazi straordinaria.
In questa viuzza stretta ci sono gomito a gomito, bassi, botteghe di piccolissimi artigiani e ristoranti e palazzi antichi ed importanti.
Sono passata, in successione, prima  davanti ad un palazzo del settecento con un bel cortile e gli abitanti snob e, subito dopo davanti ad un basso, in vecchio stile napoletano, con tanto di vecchina decrepita che sedeva guardando fuori e, alle sue spalle il letto e le madonne con le candele che, in un basso come si deve non devono mancare mai.
Vedere questa vecchina alla sua finestra, che è anche la porta di casa sua, mi ha intenerito. Questa persona incorniciata dalla porta del suo mondo, appartata ma pure all’interno della vita di una strada, che solo avere la voglia e la disponibilità di parlarci avrebbe potuto raccontare di una vita come non ce ne sono più. Poi svoltare l’angolo e vedere donne eleganti e uomini che camminano, parlano al cellulare, dandosi arie di grande importanza.
Questa città è così, obliqua, in bilico tra quello che non è più e quello che non sarà mai; anche la sua topografia è sghemba, le sue strade e le sue salite, discese, scalinate con cui si può passare da un quartiere all’altro solo conoscendo il varco giusto, facendo una rampa di scale , prendendo un ascensore pubblico.
Forse è proprio a causa  dell’intrico di vie, della trasversalità dei suoi abitanti, la sensazione che a volte provo di camminare su un filo, in equilibrio sul vuoto,  quando percorro, pensando sempre ad altro le sue strade.

 















Annunci