New York

Che città, pensavo.
E queste strade, sono davvero enormi, lunghe e dritte come fusi, con gli incroci veramente quadrati.
Ma guarda, allora è vero che dai tombini viene fuori un fumo bianco, pensavo succedesse solo nei film.
Sta’ un po’ a vedere che sarà vero anche che nelle fogne c’è una colonia di coccodrilli bianchi.
E camminavo camminavo, una giornata nella città dei miei sogni, con gli occhi che non erano capaci di stare fermi un istante, e saltavano, impazziti di gioia, da un negozio ad un palazzo, da una strada ad un grattacielo.
Vorrei salire sull’Empire State Building, pensavo, ma non si può mai sapere cosa può succedere attraversando la strada distrattamente, di corsa per non fare tardi ad un appuntamento, potrei fare una brutta fine, così decisi di cambiare direzione.
Entrai nella libreria Rizzoli, sulla 57esima strada di Manhattan, e chi c’era che vagava indeciso tra gli scaffali? Robert de Niro, oppure qualcuno che gli somigliava davvero molto.
E se io fossi Meryl Streep e se ci innamorassimo perdutamente ma senza futuro?
Uscita fuori, mentre ancora pensavo a cosa avrei fatto se avessi conosciuto De Niro in libreria, per poco non mi scontrai con un uomo alto e dinoccolato, vestito da cowboy con una buffa espressione sul viso, accompagnato da un piccoletto zoppicante.
Incredibile, pensai, in questa città si incontrano uomini da marciapiede come se niente fosse, si vede che nessuno ci fa caso, tranne me che sono evidentemente una turista.
Mi stava venendo fame, e guarda caso, ero proprio vicina alla sala da thè Russa.
Camerieri vestiti di bianco e divani di velluto rosso.
Al tavolo accanto al mio notai una donna, non tanto giovane, che portava grandi occhiali dalla montatura pesante e capelli rossicci dall’acconciatura retrò. A guardare bene era bruttina, a guardare meglio sembrava proprio un travestito.
L’uomo che era con lei le porgeva un astuccio di quelli che, nei film, contengono anelli di fidanzamento e la chiamava con un diminutivo, Tootsie, mi sembrava dicesse.
Dopo l’ottima cena pensai di andare al cinema, ne scelsi uno e aspettai che lo spettacolo precedente finisse.
Ne venne fuori una piccola folla ordinata, ma ad attrarre la mia attenzione fu una coppia piuttosto male assortita:lui piccoletto, calvo, con gli occhiali, sento che si chiama Alvy, Alvy Singer. Se non avessi sentito il suo nome penserei che è proprio uguale a Woody Allen, e lei, ma non sembra Diane Keaton?
Li seguo.
Loro parlano e camminano, camminano e parlano.
Alla fine trovano una panchina, si seggono, è quasi notte ormai, e il panorama che vedo, con loro stagliati davanti a me in siluoette, è il ponte di Brooklyn, mi mozza il fiato, sembra quasi un poster.

Io a New York non ci sono stata mai, ma omero mi aveva chiesto di dargli un aiuto per scrivere un pezzo sulla città; ho pensato di farlo così.




















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