La leggenda della pastiera

Qui, dalle nostre parti, la pastiera è affar serio.
Ogni famiglia vanta una piccola variante della ricetta, ogni mamma o nonna ritiene di fare la miglior pastiera napoletana.
Si fanno assaggi, paragoni, chi passa il grano, chi la fa con la crema gialla, chi senza, alla fine è tutto un fiorire di chiacchiere e di vanagloria che circola in questi giorni nelle nostre case.
Anche io non sono da meno, sia perché anche io ritengo di fare la miglior pastiera al mondo, sia perché sono depositaria di una leggendaria ricetta che, si tramanda in famiglia, apparteneva al mio bisnonno.
La leggenda fa più o meno così:
Era una notte buia e tempestosa
(incipit di tal fatta sono sempre adatti al racconto di una leggenda, snoopy docet), quando il mio giovane bisnonno, che in quella vigilia di Pasqua di tanti e tanti anni fa, era di leva in marina trovandosi pertanto sopra una nave attraccata nel porto.
Date le sue buone capacità culinarie egli si offerse di fare la pastiera per l’equipaggio e così fece.
Il giorno di Pasqua, per onorare le truppe, la monarchia, impersonata dalla regina Margherita di Savoia (quella della pizza per intenderci), salì a bordo per portare i suoi saluti ai militari e, festeggiando assaggiò la pastiera preparata dall’emozionato bisnonno.
Giubilo e gaudio, il dolce fu tanto gradito che la regina chiese, al sempre più onorato bisnonno, di fargliene avere una al palazzo reale.
Da allora la fama si espanse a macchia d’olio, tanto che ogni anno a Pasqua l’affaticato bisnonno doveva preparare la pastiera per la numerosa famiglia, per amici, conoscenti e vicini di casa che lo pregavano di fargli assaggiare la pastiera della regina.
L’antica ricetta si è tramandata di padre in figlio fino ad arrivare a me che non ho mai conosciuto né il bisnonno né la nonna, madre di mio padre e morta prima che io nascessi.
Ma ogni anno, a Pasqua, mentre, come oggi pomeriggio, ripercorro con la memoria i gesti che faceva la mia amatissima zia, che ora non c’è più, mi sento legata ad un sottile filo di seta, invisibile ma resistente, che mi ricorda in primo luogo lei, mia zia, che ho amato tanto e che è stata un po’ la nonna che non ho avuto, e poi mi tiene attaccata a un qualche cosa di fragile ma vivo che è una famiglia ed una tradizione.
Naturalmente la ricetta non la posso svelare perché sarebbe alto tradimento familiare, ma vi assicuro, se mi concedete la vanagloria, che ne viene fuori una pastiera …da leccarsi i baffi!
Buona Pasqua a tutti.















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