Zeno

Ieri sera, con alcuni amici e con molti altri  rappresentanti di quello che si chiama pubblico pagante, mi sono tuffata nei pensieri e nei ricordi del buon Zeno Cosini, progenitore della nutrita schiera degli inetti  letterari (e non) del nostro secolo.
Che bello ritrovare questo caro personaggio, nella bella interpretazione di Massimo Dapporto (che per me è stata una lieta sorpresa).
Finalmente l’incertezza, il dubbio, il sentimento della propria incapacità di essere come gli altri, che viene sdoganato, che viene vissuto ad alta voce da uno come tanti.
Il piacere di ritrovarsi nei vani e pittoreschi tentativi di smettere di fumare; nel buffo corteggiamento della donna sempre sbagliata; nel rapporto conflittuale con padre suocero e cognato.
La vita di tutti noi, poveri mortali, perseguitati dalle immagini di quelli bravi, di quelli fighi, di quelli che non devono chiedere mai, considerata con intelligente ironia da uno Svevo che ho sempre immaginato se la ridesse sotto i baffi (anche se forse i baffi non ce li aveva per niente).
Insomma un piacere ed un sollievo dal mondo che ci circonda.

 






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