Gatta

In un’altra vita, lo so, sono stata un gatto.
Anzi una gatta.
Ero la gatta di una nobildonna inglese. Abitavamo a Londra, quando la stagione invernale richiedeva la presenza in città delle dame dell’alta società, per poi ritirarci in campagna quando arrivava l’estate, e lì ricevevamo ospiti illustri, pittori che ci ritraevano in posa, me e la mia padrona e scrittori, che ci dedicavano le pagine delle loro prose o i loro versi.
Ma a me piaceva stare a Londra, perché, di tutta la grande casa, il mio posto preferito era il davanzale della finestra che dava sulla strada.
Mi piaceva stare a guardare fuori, la gente che passava, le carrozze, i garzoni dei fornitori delle case importanti che consegnavano la merce.
Sognavo di aprire la finestra e di saltare sul tetto di una carrozza, e da lì di sgattaiolare in groppa ad uno dei cavalli, di farmi strada in perfetto equilibrio felino fino alle sue orecchie e di sussurrargli: “Dai scappiamo, corri al galoppo, andiamo a vedere Hide Park a primavera!”.
Ma questo era solo un piccolo sogno, perché in realtà non mi sarebbe piaciuto per niente uscire dalla mia adorata casa.
Perfino il trasferimento in campagna per l‘estate mi costava fatica: abbandonare le mie cose, la mia poltrona davanti al camino,l’armadio con la biancheria profumata di canfora dove mi piaceva a volte andare a nascondermi.
Ero una gatta sognatrice però, mi piaceva immaginare grandi avventure sui tetti di tegole, fra i piedi degli spazzacamini.
Di quello che ero mi sono rimaste tutte le caratteristiche: la pigrizia, che mi fa passare serate accoccolata nel mio cantuccio preferito, l’udito da gatta che mi sentire ogni più piccolo rumore, e con cui tengo sotto controllo l’andamento della casa.
I miei amici, per prendermi in giro, mi dicono che, come i gatti, non so attraversare la strada.
Infatti a metà del percorso mi prende sempre un momento di titubanza e cerco qualcuno che mi prenda per mano e mi porti dall’altro lato, soprattutto se è notte ed i fari delle automobili mi abbagliano.
Ancora oggi, comunque, guardando fuori dalla mia finestra sogno di vedere una carrozza per saltarci sopra ed arrivare, al galoppo fino ad Hide Park, tornando in dietro in perfetto orario per la cena, of course!













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