Che notte quella notte

Ormai la notte sta finendo.
La penombra del bar è invasa dal fumo che ristagna poco sotto il soffitto.
Il barman mi sta preparando il bicchiere della staffa e mentre riempie il bicchiere mi guarda, come a dire un’altra serata se n’è andata, domani ricominceremo daccapo, ma ora andiamo anche noi a dormire.
Le parole sono state sostituite da sigarette silenziose.
Tutto intorno a noi la città sta seguendo il muto consiglio del barman e sta cominciando a svuotarsi dal rumore. 
Mentre ognuno di noi è immerso nei suoi pensieri, la porta d’ingresso cigola, si apre ed un uomo entra.
Ha un cappello a falda larga ed un impermeabile. Fa un po’ Bogart visto così, fuori neanche piove. Ha perfino la sigaretta spenta all’angolo delle labbra. Si avvicina al banco, si siede. Mi guarda. Ordina quello che sto bevendo io: due dita di Jack Daniels.
Si muove in modo che ogni suo gesto sembri studiato o leggermente rallentato.
Io guardo Armando, il barman, lui guarda me, guardiamo l’uomo.
Sembra che nessuno di noi abbia voglia di attaccare discorso.
L’uomo si toglie il cappello e posa la sigaretta spenta sul banco, afferra il suo bicchiere e ne beve un lungo sorso.
Non è per niente un uomo, è un ragazzo, una massa di riccioli neri è venuta fuori da sotto il cappello. Si gira, ci guarda, sorride. Ha un bel sorriso, le labbra sottili lasciano scorgere i denti bianchi, anche gli occhi sorridono con aria un po’ beffarda. Si gira di nuovo a fissare il suo drink di cui beve un altro sorso in silenzio.
Ha capito che ci ha incuriosito, e gli piace creare un’attesa, mentre intorno, i rumori della città hanno lasciato il posto ad un precario silenzio.
Io ho finito il mio Jack, lui il suo, mi dà un’occhiata e ne ordina altri due.
Armando mi guarda ammiccante, mi sa che non torneai a casa da sola stasera, sembra volermi dire.
Va bene penso, vediamo se succede qualcosa di interessante.
         Grazie Bogart, se adesso mi fai anche accendere sarai stato un perfetto cavaliere.
Bogart mette una mano nella tasca dell’impermeabile, tira fuori l’accendino, mi fa accendere. Io tra parentesi neanche fumo era solo per vedere un po’ di attaccare discorso, ma il ragazzo continua a condurre il gioco, non parla, vuole costringermi a fare un altro passo.
Armando viene in mio soccorso: – Non è che fuori stia piovendo comunque – dice.
Il ragazzo ci sfodera un sorriso disarmante, mi porge la mano, in un gesto che vuol dire seguimi.
Mi alzo, lo seguo.
Camminiamo nell’aria morbida della notte. Con un gesto della mano mi indica il cinema dall’altra parte della strada. Danno “Provaci ancora Sam”. Un suo collega sta uscendo e si dirige verso casa, si salutano con la mano, ha capelli ed occhiali da Woody Allen. Il duro mestiere delle comparse. Bogart ride, ridiamo.
         Mi chiamo Marco – dice.
Che notte quella notte. 

 
























Annunci