Devo avere perso qualcosa

Il futuro è un’ipotesi.

Questa frase la cantava qualcuno, ma non mi ricordo chi.

Tutti facciamo ipotesi dall’alba al tramonto. Ne ho fatte molte anche io.

Da parecchio tempo però non sono più capace.

Direi che il futuro non ce l’ho più.

Devo averlo ficcato nella tasca di un vecchio cappotto.

Devo averlo poggiato da qualche parte.

Devo averlo lasciato infilato tra le pagine di un libro, come una matita, come un biglietto della lotteria scaduto.

Ce l’avevo, anche io, come tutti, ne ero sicura.

E lo pensavo, lo chiamavo, lo lusingavo dicendomi: “ domani farò questa cosa, la prossima settimana vedrò questo amico, fra un mese andrò in vacanza in questo posto, fra un anno potrei essere sposata, andrò ad abitare qui o là…”

Il tempo presente aveva un suo senso in rapporto al tempo futuro.

Adesso, a causa del fatto che l’ho dimenticato chissà dove, il mio tempo non sa più che pesci prendere.

Non vale più niente.

Si confonde.

Oggi crede di essere ieri.

Martedì ha deciso di farsi chiamare venerdì, gennaio, se non fosse per il caldo sarebbe ben contento arrivare ad agosto.

E tutto quanto questo tempo, alla fin fine, se non fosse per gli orologi ed i calendari, penserebbe di stare immobile, ben piantato, come un palo nel terreno.

Insomma, ho fatto confusione anche io ed a furia di fare ipotesi e poi di disfarle tutte in una volta,  ho capito qualcosa.

Che il futuro ce l’hanno solo quelli che credono di averlo.

Agli altri tocca solo lo scorrere arruffato ma inesorabile del tempo.

 

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