Archivi per il mese di: luglio, 2004

L’ultimo dell’anno

L’ultimo giorno dell’anno, per me, non è il 31 dicembre, data che mi lascia quanto meno indifferente, ma il 31 luglio.
Il 31 luglio è, ufficialmente la fine del mio personale anno che, di regola, inizia il primo settembre.
Agosto non conta, è il mese fantasma, nel mio calendario non c’è.
Quindi non conta quanto bello o brutto possa essere, non viene mai preso in considerazione nei consuntivi di fine anno.
Allora sono qui, in questo sabato da fine tutto: fine settimana, fine mese, fine anno, fine lavoro (anche se ne ho ancora per qualche giorno), e mi guardo indietro per capire questo mio anno com’è stato.
Non buono.
Non allegro.
Non foriero di aspettative per il futuro.
Quella che in politichese si dice stagnazione.
Con tanto di gracidio di rane mi verrebbe da aggiungere, tanto per completare il quadro.
Mi guardo intorno e ogni altro sembra avere iniziato o compiuto un percorso durante questo anno.
A me sembra di trovarmi al 31 luglio dello scorso anno oppure, indifferentemente a quello ancora precedente.
Questo volevo dire.
Ora aspetto di finire di lavorare per passare un pochino di tempo con la mia eunoè, perchè stare con lei mi conforta e mi rallegra.
Poi vedo se mi trovo da qualche parte il tasto dell’arresta sistema, lo clicco, mi arresto e spero in bene.
Il primo settembre del nuovo anno arriverà anche troppo presto e allora saranno davvero cazzi (mi si perdoni la licenza poetica).
















Diciamo che

Vedo la luce in fondo al tunnel di questa settimana di lavoro, sabato compreso.
Ancora mi sembra però di annaspare in mezzo ad una palude di cose da fare.
Insomma sono meno sicura di lunedì di potercela fare.
Ancora un po’ di fatica….




Celapossofare!

Ultima settimana di lavoro!
Forse devo arrivare a lunedì ma, a questo punto direi che: celapossofare!


Decisamente fuori stagione

Caro Babbo Natale,

come vedi ti scrivo in un momento che potresti considerare “di bassa stagione” , considera questa mia una letterina da “partenza intelligente”.

Immagino che, dalle tue parti, l’estate sia tutto uno sbocciare di margherite, un gorgogliare di ruscelletti, un muggire (ma che verso fanno le renne?) di renne in amore.

Qui da noi nulla sboccia o gorgoglia, e le sole a muggire sono le persone molto accaldate.

Caro Babbo, bando alle ciance. Ti scrivo questa letterina per due motivi.

Il primo è il piacere di farlo. Immagino con divertimento lo stupore dei tuoi assistenti ed anche il tuo, quando, nel bel mezzo del mese di agosto, mentre starai sdraiato sotto un pino, oziando, con tanto di occhiali da sole e camicia hawaiana, ti vedrai consegnare questa mia. Sarà un diversivo alla parole crociate. Ti raccomando solo di metterla da parte e di conservarla fino a che ricomincerai ad organizzarti per i regali del prossimo Natale.

Il secondo motivo per cui ti scrivo  è la letterina che ti inviai, nei tempi giusti, lo scorso dicembre.No, non ti preoccupare, non voglio mica presentare reclami o simili, non ci sarà bisogno di convocare nessuna delle tue renne avvocato.

Però una cosa te la volevo chiedere.

Se ti ricordi ti chiedevo un po’ di tempo. Per capire, per fermare la lunga teoria di giorni e mesi che perdono sempre più il loro senso.

Un po’ di tempo per guardarmi negli occhi  e per scoprire se le strade percorse erano buone oppure solo tortuosi sbagli.

Insomma un po’ di tempo per non passare, correndo da un giorno all’altro come da uno svincolo ad un incrocio, come da un bivio ad un cavalcavia.

E ora sono qua, alla fine del mio anno, pronta a festeggiarne l’ultimo giorno.

L’anno per me infatti inizia il primo settembre e finisce il trentuno luglio. Agosto semplicemente non entra nel conto è un mese fantasma, potrebbe non esserci.

Dicevo, mi trovo alla fine del mio anno e mi guardo indietro. Il tempo ancora una volta mi è sfrecciato davanti, salutandomi con la mano al suo passaggio, come il passeggero di un treno veloce. Mi volto a guardarlo e non lo trovo più.

Ancora una volta mi ha lasciato in eredità solo molte domande ed una serie di dubbi.

Capisco che il regalo di un po’ di tempo in più è cosa difficile anche per te, ma allora, dov’è finito l’orsacchiotto che mi dovevi?

Sempre tua affezionatissima

bartleby

 

Chiamatemi Ismaele

La mia giornata è cominciata così:
alle 8.10 scendo di casa e mi vedo sfrecciare davanti il C28, l’autobus che mi porta al lavoro.
Mi guardo intorno sconsolata e appena un po’ bestemmiante quando l’edicola colpisce la mia attenzione.
Leggo:Oggi con Repubblica Moby Dick, il capolavoro di Herman Melville.
Penso che non l’ho mai letto, per un attimo la mia fantasia fa un volo ed approda sul dorso della grande balena bianca.
Ora ce l’ho tra la mani.
Chiamatemi Ismaele.







Però

Conosco una ragazza. Ha un aspetto normale, si può dire che è carina. Riscuote successi, insuccessi, piace ad alcuni, non piace ad altri, insomma sembra proprio una ragazza come molte.

A guardarla bene però, ma proprio bene, in lei si scorge qualcosa di diverso.

Come un’imperfezione in controluce, come un’incrinatura in un cristallo.

A guardarla bene, ma proprio bene, mettendola nella giusta luce come se fosse una farfalla a cui osservare le ali colorate, si vede qualcosa che a prima vista non si notava e proprio non si capisce cosa sia.

Dentro di sé ha una scritta.

Sì, una piccola scritta in corsivo. C’è scritto però.

Chi sa da dove viene quella scritta, se si è posata per caso o se qualcuno invece  l’ha dimenticata lì andandosene in fretta, fatto sta che se la luce, danzando obliqua e planando spiovente, colpisce un punto particolare della spalla sinistra della ragazza in questione, appare questa piccola scritta.

Lei stessa l’ha vista poche volte in vita sua, ma la percepisce con molta esattezza.

Tanto che, quando è sola con se stessa e si guarda allo specchio nel momento esatto in cui la luce le disegna quella parolina sulla spalla sinistra, sorride, fa una smorfia che potrebbe essere di compiacimento, però forse non lo è.

Questa piccola parola se la porta dietro praticamente da sempre, anche se  con qualche piccola variante dovuta all’osservatore di turno ed alla proprietà del suo linguaggio.

Probabilmente cominciò tutto durante la scuola, quando qualcuno dei suoi insegnanti disse ai suoi genitori: “la ragazza è intelligente ma non studia”.

Da quel momento il via.

“E’ carina però non è allegra”

“E’ simpatica ma non è socievole”

“E’ intelligente però a volte parla troppo”

“E’ intelligente ma non parla abbastanza”

“Fa bene il suo lavoro però potrebbe farlo meglio”

Con lei c’è sempre un però, il concetto è sempre quello.

Per il mondo lei va bene ma anche no.

Ci sarebbe di che infastidirsi.

Però forse, a pensarci bene, magari no.

 

A volte va così

E’ davvero un brutto momento.
Confermato dal fatto che non riesco a scrivere di niente.
Ho cominciato e smesso almeno dieci volte in pochi giorni.
I pensieri mi si dissolvono fra la testa e le mani, non appena cerco di mettere giù una frase.
E comunque tendono a sfilacciarsi anche quando non cerco affatto di scrivere.
Mi riprenderò, ne sono certa.
Ma ora come ora mi sento davvero uno straccio.
Sarà la stanchezza forse, sicuramente, ma non solo.
Appena mi riprendo ve ne do notizia.









Potrebbe interessare qualcuno…

…ma anche no.
Oggi, anniversario della presa della Bastiglia e festa nazionale francese, è anche l’anniversario della mia laurea, presa nel lontano 1998!
Un bel chissenefrega lo metto in conto, ma mi andava così, oggi.



Totale

La mano della brezza
accarezza il viso dello spazio,
una volta
e un’altra volta.

Le stelle socchiudono
le loro palpebre azzurre
una volta
e un’altra volta.

Federico Garcìa Lorca







Poesia

Il vento del nord è tornato a darmi un attimo di sollievo.
Ieri sera una fresca brezza a tratti mi accarezzava il viso.
Mi è tornata in mente una poesia di Garcìa Lorca.
Appena la trovo la posto.
Vado a crecarla.