Però

Conosco una ragazza. Ha un aspetto normale, si può dire che è carina. Riscuote successi, insuccessi, piace ad alcuni, non piace ad altri, insomma sembra proprio una ragazza come molte.

A guardarla bene però, ma proprio bene, in lei si scorge qualcosa di diverso.

Come un’imperfezione in controluce, come un’incrinatura in un cristallo.

A guardarla bene, ma proprio bene, mettendola nella giusta luce come se fosse una farfalla a cui osservare le ali colorate, si vede qualcosa che a prima vista non si notava e proprio non si capisce cosa sia.

Dentro di sé ha una scritta.

Sì, una piccola scritta in corsivo. C’è scritto però.

Chi sa da dove viene quella scritta, se si è posata per caso o se qualcuno invece  l’ha dimenticata lì andandosene in fretta, fatto sta che se la luce, danzando obliqua e planando spiovente, colpisce un punto particolare della spalla sinistra della ragazza in questione, appare questa piccola scritta.

Lei stessa l’ha vista poche volte in vita sua, ma la percepisce con molta esattezza.

Tanto che, quando è sola con se stessa e si guarda allo specchio nel momento esatto in cui la luce le disegna quella parolina sulla spalla sinistra, sorride, fa una smorfia che potrebbe essere di compiacimento, però forse non lo è.

Questa piccola parola se la porta dietro praticamente da sempre, anche se  con qualche piccola variante dovuta all’osservatore di turno ed alla proprietà del suo linguaggio.

Probabilmente cominciò tutto durante la scuola, quando qualcuno dei suoi insegnanti disse ai suoi genitori: “la ragazza è intelligente ma non studia”.

Da quel momento il via.

“E’ carina però non è allegra”

“E’ simpatica ma non è socievole”

“E’ intelligente però a volte parla troppo”

“E’ intelligente ma non parla abbastanza”

“Fa bene il suo lavoro però potrebbe farlo meglio”

Con lei c’è sempre un però, il concetto è sempre quello.

Per il mondo lei va bene ma anche no.

Ci sarebbe di che infastidirsi.

Però forse, a pensarci bene, magari no.

 

Annunci