L’ultimo dell’anno

L’ultimo giorno dell’anno, per me, non è il 31 dicembre, data che mi lascia quanto meno indifferente, ma il 31 luglio.
Il 31 luglio è, ufficialmente la fine del mio personale anno che, di regola, inizia il primo settembre.
Agosto non conta, è il mese fantasma, nel mio calendario non c’è.
Quindi non conta quanto bello o brutto possa essere, non viene mai preso in considerazione nei consuntivi di fine anno.
Allora sono qui, in questo sabato da fine tutto: fine settimana, fine mese, fine anno, fine lavoro (anche se ne ho ancora per qualche giorno), e mi guardo indietro per capire questo mio anno com’è stato.
Non buono.
Non allegro.
Non foriero di aspettative per il futuro.
Quella che in politichese si dice stagnazione.
Con tanto di gracidio di rane mi verrebbe da aggiungere, tanto per completare il quadro.
Mi guardo intorno e ogni altro sembra avere iniziato o compiuto un percorso durante questo anno.
A me sembra di trovarmi al 31 luglio dello scorso anno oppure, indifferentemente a quello ancora precedente.
Questo volevo dire.
Ora aspetto di finire di lavorare per passare un pochino di tempo con la mia eunoè, perchè stare con lei mi conforta e mi rallegra.
Poi vedo se mi trovo da qualche parte il tasto dell’arresta sistema, lo clicco, mi arresto e spero in bene.
Il primo settembre del nuovo anno arriverà anche troppo presto e allora saranno davvero cazzi (mi si perdoni la licenza poetica).
















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