Frammenti

Occhi verdi come i miei, ma portati in alto come una bandiera allegra, miti, sorridenti che parlano romano.
Camicia bianca sulla pelle.

Pelle buona, calda, abbronzata.
Desiderio di toccare, di posare una mano, di fermare lo sguardo.

Gesto sempre interrotto prima di compiersi.

Volevo un cenno, una piccolissima sospensione nel tempo, un fremito, un’esitazione nella voce.
Allora il mio gesto non si sarebbe interrotto poco prima del contatto caldo, si sarebbe compiuto, posato e riposato, si sarebbe abbandonato al fluire di un respiro, per poi sciogliersi desiderando subito ricominciare.

Il tempo poco, che correva come incanalato in un imbuto, verso un finale prevedibile e previsto.

L’attesa dell’epilogo scontato, con lo stomaco contratto, con la stupida speranza che basti la speranza.

Da quel momento l’iridescente bolla di sapone scoppiata, le parole da complici si fanno generiche, gli occhi divagano, le mani non sanno più fermarsi.

Ma quel cenno lo volevo ancora, lo cercavo ancora lo aspettavo ancora.

L’imbuto del tempo sempre più stretto, la corsa lungo una discesa ripida.

Adesso qui.

Due occhi verdi come i miei.

 




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