Un luogo comune

L’isola azzurra. Capri.

Sbarcare ogni volta produce la stessa impressione, come se lo sguardo si aprisse, se gli occhi vedessero di più e più lontano. Le immagini si riempiono di giallo e di blu. Soprattutto di blu.

Capri è un luogo comune.

Per tutto il mondo, per chi c’è stato e anche per chi non c’è stato mai.

Per noi che ce l’abbiamo di fronte a casa, sdraiata in mezzo al mare come una donna in posa.

Per le migliaia di giapponesi ridenti che sbarcano ogni giorno per restare un giorno soltanto.

Per gli inglesi che usciti all’improvviso sole, perdono il loro sussiego e cominciano a lanciare gridolini starnazzanti di entusiasmo britannicamente mal trattenuto.

È difficile raccontare un luogo comune su cui chiunque sia sbarcato si è sentito in dovere di dire quanto è bella.

Io, che quest’isola non l’ho mai molto amata, nel rivederla dopo alcuni anni ho ritrovato intatti i sentimenti contrastanti che suscita in me, amore e odio, o quanto meno, fastidio.

Allo sbarco ti accoglie con studiato sussiego, come a voler dire che per restare devi accettare le sue regole.

Come una regina pezzente, in vendita, ti ammette al suo cospetto a patto che ti senta un estraneo temporaneamente accettato in un paradiso a pagamento.

I capresi si sono dati la parte di cortigiani dell’isola regina. Vendono a caro prezzo sé stessi ed i loro servizi, con l’aria contegnosa di chi concede una sbirciatina furtiva alle stanze reali.

Non c’è accoglienza né vera ospitalità: l’isola ti fa sentire sempre e comunque un estraneo. Tutto è in vendita, ma non si può comprare il sorriso sincero dei suoi abitanti, che ti trattano, come un ospite sgradito che si spera vada via presto e che lasci una generosa mancia al cameriere.

È l’isola che si incarica però, di farti dimenticare l’ospitalità prezzolata dei suoi miseri abitanti.

È lei l’incanto la magia, il miracolo che in ogni momento si distende agli occhi.

La luce straordinaria, che impregna di sé ogni colore tanto da dare l’impressione che siano gli occhi a respirare.

Le strade contornate da una meravigliosa vegetazione ricca, verde, abbondante.

Il vento leggero che rende lieve il caldo schiacciante dell’estate mediterranea.

L’apparizione improvvisa al termine di una lunga passeggiata, del Faro di Punta Carena, quieto anche tra i flutti che diventano rapidamente ali bianche di piccione.

Le architetture bianche e semplici delle case, piccole, basse, che non disturbano le linee tortuose delle strade strette strette, che bisogna percorrere con la perizia dei movimenti propria degli spiriti abitatori delle grotte e dei boschi.

La malia della regina incantatrice, non ti lascia fino a che non salpi dall’isola quando l’ultimo cortigiano ti porta i bagagli fino all’aliscafo, tendendo la mano per ricevere la mancia.      

 

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