Ci siamo

È arrivato il drammatico momento.

Domani si torna al lavoro. Come sempre le vacanze sembravano lunghissime, infinite, ma no, non era vero, sono cominciate e finite in un attimo.

Domani si ricomincia a correre fino alle prossime vacanze.

Mi sento come quando andavo a scuola, la domenica pomeriggio.

Tanta era l’angoscia di una nuova settimana di tormento che già il pomeriggio della domenica mi sembrava l’anticamera dell’inferno.

Mi nascondevo sotto un tavolo e da lì, come uno struzzo, speravo che il tempo che passava inesorabile non mi trovasse, non mi vedesse e non mi portasse via.

Stanotte dormirò male, agitata, mi sveglierò spesso per guardare l’orologio luminoso sul comodino e dirmi che c’è ancora un po’ di tempo che ho ancora qualche ora.

Possibile che non passi mai questa sensazione di dover rispondere ad un mondo che mi vuole in un modo mentre io sono tutta diversa, così da dovermi costringere ad affannare per fingere, almeno fingere, di rispondere ad un modello che mi sta di volta in volta largo o stretto e che comunque sia, non mi andrà mai bene per niente.

Così ci siamo.

E dire che settembre è uno dei miei mesi preferiti, con quell’aria di rinascita, la sensazione che tutto ricomincia, i propositi per l’anno nuovo, l’aria che si fa fresca, la sera che arriva più presto.

A guastare tutto, insieme al ricominciare del resto del mondo, c’è anche il mio.

Credo che mi nasconderò di nuovo sotto al tavolo.

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