Il Che aveva gli occhi buoni

La prima volta che lei lo vide, lui era di spalle.
Indossava una giacca militare con una piccola bandiera cucita su di una spalla.
Lei lo avvicinò accompagnata da un’amica che lo conosceva, e che, chiamandolo, lo fece voltare.
Aveva gli occhi verdi, sorridenti, ed una barba volutamente incolta.
Alto, bruno,lei pensò che somigliasse ad un giovane Che Guevara.
Come sempre capitava, al momento delle presentazioni, appena sentito il suo nome, lei immediatamente lo dimenticò. In cuor suo cominciò a chiamarlo Che.
Lui era allegro, ma dava l’impressione di essere timido o quanto meno riservato, di poche parole.
Lei, rimasta sola con la sua amica, le menifestò tutto il suo entusiasmo: è carino, disse, sembra simpatico, ha gli occhi buoni.
Da parte di lei, rilevare che un uomo aveva gli occhi buoni era davvero un grande segno di interesse. Lei gli uomini li cercava nei loro occhi.
Li guardava, cercava quello che avevano dentro, e poteva scoprirlo solo frugando loro tra le loro ciglia.
Negli ultimi anni la ricerca, la scansione della retina, come diceva lei scherzando, era stata infruttuosa.
Il più delle volte, negli occhi che le capitava di incrociare, non ci trovava proprio niente.
Né bontà né cattiveria, né intelligenza né stupidità, una stupefacente mancanza di vita.
Qualche volte una strana, passiva aggressività.
Il Che aveva gli occhi buoni.















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