Trouble

I never meant to cause you trouble…

No, non avevo intenzione di causare problemi.

Soprattutto a me stessa.

No non volevo.

Eppure…

Finisce sempre nello stesso modo.

Io verso di te.

Tu verso di me o verso qualcun altro.

Ognuno che segue un verso suo, un suo itinerario, non c’è modo di farli coincidere se non per un attimo.

Mi giri intorno come una folata di vento.

Ti vengo addosso come una foglia portata dallo stesso vento che sei tu.

E poi? E poi null’altro.

Perché dovrebbe esserci dell’altro?

Ringraziamo chi ci sentiamo di ringraziare per il fatto di essere vivi, io, te, ed avere provato per un attimo il piacere di una folata di vento fresco che ci girava intorno.

Nessuno voleva causare problemi.

Un’annusatina che sa di fresco.

Tutto qui niente di più.

Perché non mi accontento, come sarebbe intelligente fare?

L’intelligenza non ha niente a che fare con l’improvvisa apertura dello spazio, lo so.

Cosa dico poi.

Bisogna essere capaci di separare, di impacchettare, di collocare, di mettere in prospettiva.

Non si può essere così, mettere tutto insieme alla rinfusa e sperare che funzioni; non funziona infatti.

Non c’è tempo abbastanza per guardare, non c’è tempo che basti per pensare, tutto troppo poco, troppo presto, vedere annusare sorridere andarsene,  ritornare a tutto quello che di normale c’era prima.

Non c’è tempo e nessuno, tranne me si aspetta che ci sia, nessuno ha bisogno di un po’ di tempo in più, sarebbe un vero disastro, se ce ne fosse di più, se le cose rallentassero quel tanto.

E stiamo ancora ad aspettarci cose fantasiose alla mia età?

Qui si tratta di crescere quel po’ che faccia diventare tutto normale.

Giusto, sacrosanto.

Non mi sembra impossibile no?

Un’altra di quelle famose cose facili ma in realtà complicatissime.

In un tempo, finito parecchio tempo fa, “un futuro invadente, fossi stato un po’ più giovane, l’avrei distrutto con la fantasia, l’avrei stracciato con la fantasia”, oggi ci provo, forse mi riesce ancora!

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