La notte

A volte, la notte, magari ad un’ora tarda, tornando da una serata con gli amici, in macchina, mi piace andare.

Con lo stereo che suona canzoni conosciute, meglio se la vecchia musica che sentivamo da ragazzetti.

E andare.

Piano girovagare in macchina.

Con la consapevolezza che, prima o poi, una curva dopo l’altra, si arriverà a destinazione, al solito approdo della casa, del letto accogliente.

Sperando tuttavia, di non arrivare per niente.

Con gli amici intorno, cantare tutti insieme la stessa canzone, forse ricordare le stesse cose.

Con la macchina che va.

Come se fosse una carrozza o un’astronave, con la città quieta intorno, solo il regolare rumore del motore che affronta con calma le curve dolci di una delle nostre colline.

Il panorama che fa capolino, l’attimo di pausa fra una canzone e l’altra.

E la speranza, irrealizzabile e proprio per questo più limpida, più sfavillante in un angolino del cuore, di non arrivare mai a casa, di continuare ad andare, nella sospensione del tempo e dei pensieri, nell’assenza del domani.

A volte, la notte, mi piace vagare, in macchina, senza volere arrivare più.

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