Gisella

Entrarono passando attraverso uno di quei cancelli girevoli, una alla volta, inserendo un gettone di plastica azzurra dentro una fessura.

Appena superato l’ostacolo si diedero di nuovo la mano, la donna grande e la donna piccola.

Era mattina, faceva caldo, l’aria era appiccicosa di scirocco, e la mano che si tenevano l’una con l’altra, sudava un po’.

Si fermarono, poco più avanti, ad un chioschetto sovrastato da un ombrellone arancione che vendeva noccioline, patatine e anche dei pescetti da dare agli animali.

Con un cartoccio di pesciolini che potevano essere alici, si avviarono, seguendo le frecce blu, a cercare le foche.

Quando trovarono la grande vasca, di foche sembrava non esserci neanche l’ombra, ma appena cominciarono, dubbiose, a lanciare i pesciolini nell’acqua, le videro arrivare nuotando, con il naso in aria e gli occhi languidi.

Facevano quel loro verso, una specie di oh- oh- oh- come a dire guarda guarda chi sta arrivando!

– Hanno un naso bellissimo – disse la piccola sorridendo – tondo e umido, vorrei averlo uguale, o almeno mi piacerebbe poterlo toccare.

Fece un pausa e prese un’aria agitata, frettolosa – Andiamo però lo sai che Gisella ci sta aspettando, finiremo per farla arrabbiare, poi ci tiene il broncio e finisce che non mantiene la promessa.

La giraffa Gisella, infatti, le stava aspettando.

Passeggiava, altera e bellissima, nel suo recinto con la staccionata bassa, resa ancora più bassa dalle sue gambe, lunghe e dinoccolate.

Sembrava una modella, andava su e giù, ancheggiando provocante, con un passo da regina delle pianure africane.

Quando le due donne arrivarono presso la staccionata, Gisella, forse per punirle del ritardo o per darsi un po’ di arie da diva, continuò a passeggiare, guardando lontano con i suoi occhi liquidi, sembrava ignorarle.

– Gisella! Siamo qui! Siamo arrivate anche oggi, tutte e due! Ehi Gisella! – chiamò la bambina.

Il rito della visita alla giraffa si ripeteva da alcuni mesi, da una volta, una domenica che gironzolando per lo zoo, Giulia e Luvi l’avevano vista per la prima volta.

Luvi ne era rimasta incantata.

Quelle gambe ed il collo così lungo, quel passo morbido e sinuoso.

Ma anche Gisella era rimasta colpita da Luvi. Le era arrivata vicina e aveva abbassato la testa fino ad arrivare quasi vicina all’orecchio della bambina.

Che occhi aveva. Neri umidi, languidi con le ciglia lunghe, un oceano di dolcezza.

Luvi disse – mi ha detto una cosa. Ma non so se ti posso dire che cos’è, va a finire che la giraffa si arrabbia. In compenso mi ha detto che si chiama Gisella.

Fu così che cominciarono a frequentarsi assiduamente, una donna grande, una piccola ed una giraffa dal lungo collo.

La domenica mattina Luvi si svegliava, si preparava in fretta e voleva correre allo zoo.

Il segreto patto fra loro due continuava a restare irrivelato.

Era ormai settembre e l’indomani ci sarebbe stato il fatidico primo giorno di scuola della bambina, lei non era poi così entusiasta di affrontare questa prova.

Gisella voltò la testa e sorrise. Sì proprio così. O almeno, sembrò sorridere. Si avvicinò e parlò di nuovo all’orecchi della bambina.

– Domani mi accompagna lei a scuola, le avevo detto che altrimenti non ci sarei andata. Mi lascia lì e poi se ne torna a casa sua, in Africa. Ha detto che la stagione è adatta per viaggiare, fa un po’ più fresco, e ha deciso di andarsene, si annoia qui, le sue amiche la stanno aspettando.

Giulia sorrise, che fantasia aveva la sua piccolina.

Il mattino dopo Luvi si alzò e, preparandosi, guardava continuamente fuori dalla finestra. Ad un certo punto disse – Mamma fai presto, Gisella è arrivata, facciamo tardi!

Lungo il viale in effetti, c’era Gisella, che veniva avanti sussiegosa, con il suo passo da regina, tra le macchine stupite e gli automobilisti ammutoliti.

Le due donne, quella grande e quella piccola, uscirono dal portone sotto lo sguardo stralunato del portiere e aspettarono che Gisella si accucciasse per farle salire in groppa.

Cavalcarono per le strade guardando tutto da quella buffa altezza.

Ogni cosa sembrava diversa, ridimensionata, meno importante. Anche il portone della scuola sembrò piccolino a Luvi quando arrivarono lì davanti, e la bambina per niente intimorita, fece il suo ingresso nella sua nuova vita salutando con la mano la mamma e Gisella.

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