Ho sempre amato il vento

Ho sempre amato il vento.
Mi mette allegria nei pensieri, mi entra negli occhi e nelle orecchie. Il vento fresco che accarezza la pelle dopo un’estate troppo calda.

Ma oggi sembra che sia proprio questo vento a mettermi addosso uno stato di agitazione.

No non è colpa del vento, lo so bene, lo so.

Lo aspetto da tanto che ormai non sapevo neanche più se lo desiderassi ancora.
E oggi sto andando ad incontrarlo.
Pensavo che avrei avuto la sensazione di incontrare il mio destino, ma non so, adesso, se è questo quello che provo.

Quante volte ho camminato per queste strade pensando, fantasticando, immaginando. E l’oggetto di tutta questa attività è sempre stato lui.

Mi chiedo come abbia fatto a convincerlo a venire qui, lui che da tempo ha deciso di mettermi in una zona d’ombra della sua vita, io che mi ci sono lasciata mettere. E neanche ho dovuto convincerlo, gli ho detto vediamoci, e lui, proprio lui, ha detto si.

Sospetto di sapere il perché, ma adesso il gioco dei perché non mi interessa.
Lui è qui.
Già respira le stessa aria che respiro anche io, lo stesso vento allegro.

I pensieri non stanno fermi un minuto,sarà colpa di questo vento.
Ricordo quando lo conobbi, mi esplose dentro come una bomba a frantumazione.
In un istante solo, schegge di lui si conficcarono ovunque dentro di me. Da quella sera, con lentezza, ma progressivamente, come in una reazione chimica innescata ed inarrestabile, cominciò ad abitarmi.

Mi chiedevo che tipo fosse, gli raccontavo di me, ascoltavo la sua voce, lo portavo con me durante le giornate, gli facevo vedere la mia città. Eppure non pensavo realmente che l’avrei visto ancora.

Il sesso ed il desiderio sono venuti molto dopo. Molti mesi dopo che ormai questa cosa aveva cominciato ad accompagnarmi con discrezione.

E per la seconda volta fu un’esplosione.

In un attimo, inaspettato eppure mai così voluto, me lo trovai addosso, sopra, dentro.
Se ne andò con la leggerezza con cui era arrivato e mi lasciò stordita.

Mi sembra che sia passato un secolo da allora, ed in effetti le cose sono cambiate senza mai cambiare veramente.

Io sono cambiata, forse anche lui.
È cambiato il panorama della mia vita, anche se non si è allargato ma solo ristretto, comunque è diverso da quello che era allora.

Così mi aspetta ormai, anche se come al solito sento di essere io ad aspettare lui.

Eccolo arriva da laggiù, sembra una persona che stia camminando tranquillamente, per i fatti suoi, non ha l’aria di uno che sta andando ad un appuntamento a cui tiene, mi ha visto, sorride.

Mi sembra invecchiato, forse stanco.
Chi sa se sta pensando di me la stessa cosa, come mi vede, e chi lo sa.

Chiacchieriamo come se ci fossimo lasciati ieri ed io lo guardo, gli do la mano perché devo essere sicura che ci sia.

Mi porta nell’albergo dove si è fermato.

È la prima volta e l’ultima insieme, è adesso e mai insieme, è lui sono io siamo quelli di ora e di allora.

Chiudo gli occhi, ma li apro subito perché voglio vederlo, vorrei avere più gambe più braccia, per annullare anche il poco spazio che resta fra noi, vorrei che riempisse ogni angolo di me, che entrasse in me completamente.
Che mi riempisse la bocca, la gola il respiro.
Quando torno ad avere occhi e fiato, fuori dalla finestra si sta facendo buio.
Nella stanza i contorni delle cose si fanno rarefatti, vedo la sua schiena, è sdraiato a pancia sotto, mi faccio più vicina perché voglio ancora sentire il suo peso su di me, lui mi copre, sento il suo respiro regolare.
Ecco il posto dove vorrei restare per tanto tempo, sotto di lui, stremata morbida, protetta da tutto il resto del mondo.

– Andiamo a mangiare – mi dice dopo un po’- ho fame.

Siamo di nuovo due, andrà via un’altra volta, forse se n’è già andato.















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