In un giorno disarmato

E’ successo ancora – pensava guardando il cielo blu di quella mattina qualunque.
Succede infatti, che una mattina, una mattina ordinaria, sotto un cielo qualsiasi, uno alzi gli occhi e pensi:” è successo ancora”.
Cosa devo fare – si diceva – ricominciare daccapo?
Questa volta no, è finito il tempo dell’entusiasmo, della credulità, della sciocca incoscienza.
E se non lo fosse devo fare in modo che finisca.
Ogni volta ho fatto lo stesso stupido errore.
Per ritrovarmi poi, dopo mesi o anni, allo stesso punto da cui ero partito.
Ancora una volta ho messo il mio destino, la mia serenità, la mia speranza, nelle mani di altri.
Non che fossero mani sbagliate, no, erano assolutamente delle buone mani.
Ma la vita ha i suoi percorsi e noi siamo costretti a seguirne le tappe.
Altrimenti ci ritroviamo come creduli salmoni a risalire una corrente che ci sospinge incessantemente indietro.
Il mio infantile bisogno di affetto, di copertura, di caldo, di casa, ha fatto in modo che cedessi ad altri un potere sulla mia vita.
Quello di darmi quelle cose di cui avevo bisogno.
Potere non richesto e certamente non voluto.
Chi vuole prendersi una tale responsabilità?
Così, adesso che le mani si aprono per distaccarsi, io capisco che ho fatto ancora il solito passo falso.
Non dovevo consentire che la mia vita dipendesse da un abbraccio, dalla presenza di qualcuno che non sono io.
Per meritevole che sia.
Per questo mi sono ritrovato, in un giorno disarmato, a guardare un cielo qualunque, un cielo cieco, senza occhi, e a pensare:”è successo ancora”.



















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