Un viaggio all’inferno

Stamattina avevo l’incarico di andare a depositare un ricorso in Commissione Tributaria.
La Commissione si trova in un luogo che già dal nome si annunciava sinistro.

E qui devo fare una premessa.

Come in molte altre città, anche a Napoli, c’è l’uso di dare ad alcuni luoghi, strade piazze, un nome familiare, più gradito alla cittadinanza. Così piazza Nicola Amore diventa I Quattro Palazzi (dato il fatto che quattro palazzi uguali circondano i quattro lati della piazza), Viale Gramsci è rimasto Viale Elena (regina a cui prima era intitolato) Corso Umberto I viene chiamato Il Rettifilo e così via.

Così io stamattina dovevo andare alle torri INAIL, se il luogo abbia un nome ufficiale, lo ignoro.

Già partivo con un’ informazione sbagliata. Il mio capo aveva detto:”Non ti preoccupare è lontano ma è facilissimo, prendi il tram numero 4, dopo esserti lasciata il carcere di Poggioreale alla destra, vedrai un ponte, scendi alla fermata dopo il ponte e alla tua sinistra vedrai le torri e una salita che ci arriva”.

Così ero partita fiduciosa.

Il tram numero 4 non ne voleva sapere di passare, in compenso passavano a iosa i numero 1.

Quando finalmente arriva il n. 4, chiedo conferma al conducente delle mie informazioni per sentirmi dire che sono clamorosamente errate!

Devo prendere il maledetto tram numero 1!

Per fortuna ne arriva uno dietro, e io ci salto sopra.
Il nuovo conducente mi dice che la direzione è quella ma in pratica il tram n. 1 si ferma a piazza Nazionale e poi si deve aspettare un autobus.
Avvilita comincio il viaggio.

C’è una sorta di linea di confine tra la pseudo civiltà della città normale e l’inferno, io l’ho trovata circa a metà di Via Marina.

Arrivati a varcare una linea immaginaria che si trova poco dopo piazza Mercato, da una serie di segnali si percepisce che il degrado è cominciato ed è inarrestabile.

Asfalto malamente rappezzato, sulla sinistra palazzoni fatiscenti densamente popolati, sulla destra pompe di benzina e improvvisate bancarelle di copri cerchioni e piccoli accessori per automobili tutti rubati.

Con il degrado materiale va a braccetto quello umano.

Sul tram anziani poveri e malandati, in strada automobilisti disposti a tutto pur di guadagnare un centimetro di asfalto.

Il risultato di tutto questo è che resto due ore, incastrata ed impotente a contemplare la mia città.

Piazza Nazionale è una grande circonferenza abbandonata a se stessa con al centro dei lavori in corso da anni.

Per assurdo il carcere è l’unica costruzione ad avere un aspetto normale in tutta la lunghissima e affogata via Nuova Poggioreale.

Dopo avere impiegato due ore ad arrivarci, le famigerate torri si stagliano alla mia sinistra.

Sotto di loro un enorme spazio deserto.

Completa assenza di indicazioni.

Gli utenti, aiutandosi l’un l’altro alla fine trovano il piano dove devono dirigersi.

Nell’ufficio due impiegati mangiano biscotti e fumano.

Dopo il deposito del ricorso, due ore del cammino inverso per tornare indietro.

Quando sono arrivata la strada dove si trova il mio studio, mi sembrava il paradiso.

La disperazione per quello che ho visto mi ha fatto pensare che l’unica possibilità che ci resta per normalizzarci è l’eruzione del Vesuvio. Che ci rada al suolo. Perché non c’è redenzione possibile per la miseria umana e materiale dei napoletani.
Che la completa e centenaria assenza dello stato e delle sue strutture hanno creato un’indisciplina che è tutt’uno con la necessità di sopravvivere senza aiuti, senza difesa.

Un’umanità ferina e sgomitante che ogni minuto di ogni giorno cerca solo un appiglio per andare avanti fino al giorno dopo.

Nulla potrà mai normalizzare l’istinto di sopravvivenza di questa gente abbandonata, solo un pietoso Vesuvio che ricopra tutto, per ricominciare da zero.





Annunci