La ragazza che non sapeva parlare

Questi sono gli appunti di un medico generico, alla prese con un problema che non sa risolvere.
Quel medico nella fattispecie sono io, il Dott. Hastings, quindi gli appunti, sono miei.
Sono un medico di base, di quelli che si chiamano quando si ha l’influenza, il mal di gola. Per di più mi sono da poco avviato alla professione, essendomi testè insediato nello studio del mio defunto ma stimato predecessore e mentore.
Alcuni giorni fa si presenta in studio una ragazza, che rappresenta per l’appunto il caso che non so risolvere per il quale mi sono risolto a stilare queste poche righe al fine di trovare una soluzione al problema suo, ma da oggi anche mio.
La ragazza in questione, che non nominerò per ovvi motivi di riservatezza, entra, come dicevo, a razzo nel mio studio, un pomeriggio di qualche giorno fa.
– Il mio problema, dottore, glielo dico senza tanti preamboli, è che non so parlare.
– Faringite, laringite, mal di gola, tracheite, tonsillite? – comincio io, impugnando lo stetoscopio e facendo per alzarmi e cominciare la visita.
La ragazza mi ferma con un gesto perentorio della mano, tanto che io, bloccato nel momento in cui il mio movimento verso di lei prendeva velocità, non trovo niente di meglio da fare che rimettermi a sedere.
– No dottore, io mi sento benissimo, grazie, il fatto è che ho un problema con le parole, vede, ci sono alcune parole che non so dire.
– Balbuzie, farfugliamento, afasia?
– No, no dottore, mi lasci spiegare, il problema è un po’ diverso. Deve sapere che io sono una grande parlatrice, mi potrebbe dare della logorroica, parlo, parlo, parlo di tutto. Chiacchiero di cinema, letteratura, politica, sport perfino, con me le dico, non si annoierebbe, mi faccio un’opinione, m’informo, dibatto.
Ma mi succede a volte che quando avrei davvero qualcosa da dire, che magari dovrei anche dire, qualcosa di personale, di importante, di mio, allora … niente. Non ci riesco. Finisco per stare zitta. Se qualcuno che mi sta a cuore ad esempio mi chiede qualcosa di personale, di fondamentale magari per il nostro rapporto mi ammutolisco, boccheggio, al massimo deglutisco, come Paperino nei cartoni animati. A stare attenti si sente anche il rumore, della deglutizione dico, perché delle parole neanche l’idea del rumore, e il suono del silenzio mi sembra francamente letteraria come espressione.
– Il caso è interessante, signorina, ma, vede, temo di non essere il medico adatto, potrei prescriverle un’aspirina, un antibiotico se il caso fosse grave, ma dico, non ha pensato di consultare uno psicologo?
– Sì, in principio,ma quelli che ho conosciuto mi sono sembrati tutti più matti di me.
Che poi, a dire il vero, potrei anche vivere standomene più o meno zitta su certe faccende, ma non funzionano così le cose.
La gente, gli uomini, da una donna si aspettano dell’altro,che so, discorsi sentimentali, apologie, recriminazioni, che facciano, che litighino, insomma che facciano il loro mestiere di donne.
E io? Come faccio io, che già di donne ce ne sono già a bizzeffe, a secchiate, io come mi difendo?
Come faccio a trovare un uomo che mi ascolti se non so parlare? Cosa ascolta poveretto?
Che poi avrei anche io le mie belle cosette da dire, non creda dottore. I mie bei ti amo, non ti amo più, mi ferisci, voglio questo, quello no, insomma non sono proprio una senza parole. Solo che mi restano dentro da qualche parte, non trovano l’uscita. Tra l’altro temo che vadano a male se non usate in tempo.
Le parole bisogna dirle subito, appena è il momento, altrimenti anche un minuto dopo, non servono più, sono vecchie.
Se poi restano dentro, zittite loro malgrado, marciscono, diventano come una fanghiglia, come le foglie che cadono dagli alberi in autunno e nessuno raccoglie, restano lì e si decompongono. E se facessero male alla salute? Ben altro che fumo passivo!
Io la guardo la ascolto, e parla come una mitraglietta, difficile anche immaginarsela zitta.
Mi alzo le giro intorno, mi armo del mio stetoscopio, la ausculto. Niente. Mi sembra sana come un pesce. Provo a consultare un tomo, di quelli tramandatemi dal mio mentore, magari lì dentro una soluzione si trova.
– Guardi signorina io non so proprio cosa dirle, l’aiuterei volentieri. Forse, le manca solo l’abitudine a dire questo tipo di cose, potrebbe provare ad esercitarsi, allo specchio, provare alcune frasi che vanno bene in ogni occasione, in modo da non farsi cogliere impreparata, magari potrebbe esercitarsi con un amico.
La vedo che si illumina e mi dice : – Allora va bene dottore, ci vediamo domani pomeriggio, alla stessa ora, cominciamo le prove!
Così la aspetto fra qualche minuto, mi rileggo gli appunti e cerco di capire quando esattamente le ho detto che poteva esercitarsi proprio con me!

 

Annunci