Non c’è altro da fare

Si tratta solo di camminare.
Cosa c’è di strano, in fondo non faccio altro tutto il giorno.
Mi alzo e vado al lavoro camminando, vado su e giù per uffici, sempre camminando, ora più in fretta, con passi rapidi e ravvicinati, ora più lentamente.
Vado a pranzo camminando e ancora nello stesso modo torno in studio per la seconda parte della mia giornata.
Infine la sera, torno a casa camminando.
Quindi non c’è niente di strano di insolito.
Si tratta di camminare anche questa volta.
Andiamo allora, mi dico.
Anche se la notte cambia faccia alle stesse strade percorse di giorno.
Vado mi inoltro nelle profonde gallerie della metropolitana, guardo, ascolto  delle persone sconosciute che mi parlano, rispondo, chiedendomi cosa diavolo ci faccio io qui, con questa gente, che mi sorride ma mi guarda con diffidenza, o almeno mi sembra, forse sono io che sono diffidente nei loro confronti.
Fuori fa freddo. Il ventre delle gallerie è caldo, ma appena risaliti i metri che ci riportano in superficie, l’aria riprende il suo lavoro di precisione, tagliandoci il viso in migliaia di striscioline sottili.
Si tratta di camminare ancora, allora forza seguiamoli, nel vento che fa volare ogni cosa, i capelli, gli occhi, i coriandoli usati che si alzano dal selciato.
Le strade, che di solito sono molto affollate, quelle del centro storico pieno di ragazzi colorati, straccioni e rumorosi, stasera sono quasi deserte. Il paesaggio sembra essere congelato. Forse congelata sono io e basta.
Si va, si va senza un motivo che non sia una serata sbagliata, con persone sbagliate, con la temperatura sbagliata.
Mi trovo a pensare che come sempre non c’è altro da fare, che camminare e vedere dove si arriverà.

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