Espiazione
Vi racconto di un libro che ho finito stamattina e che ho letteralmente divorato.
"Espiazione" di Ian Mc Ewan, scrittore inglese che ha già pubblicato molti romanzi, tra i quali ho letto: Bambini nel tempo, L’amore fatale e Cortesie per gli ospiti, editi tutti da einaudi.
Li consiglio tutti tranne Cortesie per gli ospiti che è stato il romanzo che, per l’argomento trattato e per la sensazione di orrore gratutito, per un periodo di tempo mi ha fatto finire l’infatuazione che mi era presa leggendo i romanzi citati prima.
Poi in libreria mi sono fatta tentare da Espiazione ed è stato di nuovo amore.
Prima di tutto c’è da dire che Mc Ewan ha il dono di una scrittura nitidissima e scorrevole, la notevole capacità di descrivere emozioni e stati d’animo.
In tutti i suoi romanzi la situazione descritta all’inizio della storia che è in perfetto equilibrio, viene alterata da un fattore esterno alla vita dei personaggi, oppure interno al loro carattere che altera irrimediabilmente la situazione di partenza e crea il dramma che si deve poi ricomporre.
Espiazione è il paradigma di tutto questo e sicuramente il più riuscito di tutti i suoi romanzi.
Racconta una storia che comincia prima della seconda guerra mondiale e trova la sua conclusione passandoci attraverso.
E’ la storia di Briony, aspirante scrittrice, che durante un’estate nel 1935 in un momento misto di esaltazione, mania di protagonismo,  frustrazione e difficoltà adolescenziali, accusa un innocente di aver commesso un crimine,  cambiando per sempre la sua vita e quella di tutti i personaggi coinvolti nella vicenda, essenzialmente la sua famiglia e la sorella Cecilia.
Briony diventerà scrittrice e l’espiazione del titolo è quella che fa scrivendo il romanzo che noi leggiamo che racconta finalmente la verità sulla torbida vicenda.
Ciò che più mi è piaciuto, in un romanzo che comunque mi è piaciuto dalla prima all’ultima parola, è stato l’epilogo.
Il modo con cui il narratore svela, alla fine della storia, che il vero compimento, il vero finale, non è quello che abbiamo appena finito di leggere,  perché la vita non è docile , non si piega alla fantasia come un romanzo. 
Il romanzo è anche una riflessione sull’artista, su chi ha la capacità di reinventare a suo piacimento la sua realtà.
La vita interiore dell’artista è tutta concentrata verso il proprio interno, il mondo gli passa attraverso gli occhi solo per venire rielaborato e portato all’esterno sotto un’altra forma.
Gli altri, il resto del mondo, la famiglia, subiscono la stessa sorte di alterata ricostruzione, egli ha bisogno del mondo esterno solo per alimentare il proprio mondo interno.
E’ questo gesto creativo che  nel romanzo si altera e causa la frattura definitiva che dovrà trovare la sue impossibile espiazione.
Infatti nelle righe finali troviamo infine la verità: " come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto  di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui si possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c’è nulla al di fuori di lei. E’ la sua fantasia a sancire i limiti ed i termini della storia. Non c’è espiazione per Dio, né per il romanziere, nemmeno fossero atei…"

 

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