Archivi per il mese di: maggio, 2005

Scopro…
Che la tecnologia mi sopravanza.
La storia è molto semplice: il mio vecchio cellulare ha serenamente lasciato questo mondo terreno, dopo mesi in cui lo vedevo perdere un colpo dopo l’altro, così mi sono decisa, dopo avergli dato una lacrimata sepoltura, a prenderne uno nuovo.
E mi sono anche fatta un po’ tentare da tutti questi modelli nuovi e scintillanti che ormai occhieggiano da qualunque vetrina.
Così sono entrata anche io nel magico mondo dei cellulari con il display a colori, i giochi, la fotocamera e tutta la compagnia di rito.
La scoperta è stata immediata e soprattutto strabiliante: la tecnologia è avanzata senza di me!
Ma il vero dramma è che a questo punto credo di poter affermare con buona certezza che il mio nuovo cellulare è più intelligente di me.
Sì è così! Oltre alla scoperta che  lui sa fare cose della cui esistenza io sospettavo soltanto a questo punto mi sono improvvisamente ritrovata impacciata nell’uso di quello che altro non è se non un telefono.
Ma guai a dargli del telefono semplice, si innervosisce, così che io premo un tasto immaginando di fare una semplice telefonata e mi trovo addirittura a wappare se non a fare una foto.
Anche il t9 sospetto conosca più parole di me.
Una debacle su tutti i fronti!
Come mia mamma quando usa il telecomando! Argh!
Lo sapevo che sarebbe successo prima o poi!
Rivoglio il mio vecchio cellulare con la luce verde e snoopy che mi segnalava se c’era campo!
O i segnali di fumo che al limite funzionano anche loro!


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Spiriti a getto d’inchiostro 

Mi succede una cosa alquanto strana.
Lavoro in un palazzo antico, nel centro antico della città.
La mia è una piccola stanza all’interno di un enorme appartamento grande quanto tutto il piano di questo palazzo.
Io sto lì e lavoro tranquilla, quando, ogni giorno, alle 12.50 circa, minuto più minuto meno, qualunque cosa stessi facendo prima, qualsiasi tipo di lavoro con il computer, se mando un file in stampa, la stampante non risponde.
Si blocca, il documento non si riesce ad eliminare, bisogna riavviare il computer, e non è detto che dopo riprenderà a funzionare.
Di questo fenomeno non sono l’unica testimone, anche il mio capo, che lavora con me nella stanzetta ha potuto constatare questa buffa coincidenza, buffa perché la stampante, prima e dopo quell’ora funziona normalmente.
Poiché lì ogni mercoledì viene un ragazzo, Gianluca, a tenere in ordine i computer, la rete le stampanti e quant’altro, avevo già provato a sottoporgli il problema e chiaramente mi ero sentita prendere in giro con frasi di scherno sull’impossibilità che un apparecchio elettronico, ogni giorno alla stessa ora, stufo forse della sua monotona esistenza, desse segni di così manifesta ribellione.
Frasi tipo: “si vede che va in pausa pranzo”, “hai provato ad offrirle un caffè” e simili.
Mercoledì scorso, alle 12.55 si ripete il fatidico blocco.
Forte dell’inoppugnabile dato di fatto, vado a cercare Gianluca e lo trovo in compagnia di un’altra persona, dipendente della biblioteca, l’addetto alle fotocopie, che sentitami esporre per l’ennesima volta il problema, mi guarda con l’aria di che conosce il segreto e mi fa: “Guarda che se me lo venivi a dire subito, io ti avrei risposto che è normale, tu sei qui da poco, ma ti renderai conto, devi sapere che spesso qui accadono cose inspiegabili, soprattutto in alcune stanze. Ma non ti devi preoccupare perché le presenze non sono maligne, si vede, che quella che sta nella stanza tua, ti vuole fare un dispettuccio, vuole giocare.”
Ho uno spirito giocherellone nella stanza!
Gianluca ascolta e mi guarda sornione,  come per dire questo è matto, mi segue nella mia stanza, constata il constatabile, e, con la sicumera del tecnico, mi disinstalla la stampante, me la reinstalla, me la resetta, insomma ci lavora una buona mezz’ora e quando va via tutto funziona correttamente ed io allo spirito non ci penso più.
Il giorno dopo, alle 13.00, mentre la fretta mi divorava poiché dovevo chiudere una situazione inviando un fax, mando in stampa la cover e… stessa identica scena, la stampante non risponde, guardo l’orologio, sorrido e dico “spiritello, ti prego, oggi no!”
A questo punto bisognerà indagare.
Per il momento avrei pensato di lasciare piccoli doni o offerte votive, latte e miele, come facevano i romani, per accattivarmi la benevolenza dello spiritello.

Rotta di collo

Sono giorni che corrono, giorni in cui le ore si rincorrono, inciampando le una nelle altre, capitombolando, fino ad arrivare a sera, stanche, con il fiatone, acciaccate.
Non faccio più in tempo a riordinare le idee.
Vorrei dedicarmi ai miei pensieri, ma quando finalmente arriva le sera e con lei il silenzio riesce ad avvolgermi le orecchie, cado in un sonno agitato e faccio sogni farneticanti.
Ho praticamente passato il fine settimana a dormire, e solo ora comincio a guardarmi in faccia e a riconoscermi.
Fatto sta che domani la corsa ricomincerà e tutto il beneficio di questo sonno e di questo silenzio, svanirà in poche capitombolanti ore.
Oggi è il primo maggio, l’augurio che vorrei fare e farmi è quello di non permettere al lavoro di prendere possesso dei pensieri come un esercito di occupazione.
Io ci provo, a resistere.