Che giornata!

E comunque è stato un giorno davvero strano quello di ieri.
Il giorno in cui mi sono trovata con un tempo fra le mani che mi ha fatto l’effetto di un vuoto d’aria.
Un vuoto d’aria lungo ore.
Per capirci, l’effetto di una domenica pomeriggio impiantata in un martedì.
Vera fecondazione eterologa.
Eugenetica spazio-temporale.
Ma non è stato bello o entusiasmante come credevo.
Mi sono trovata ad aggirarmi per strade percorse mille volte, che mi guardavano con occhi che non riconoscevo.
Mi sono sentita estranea tra le mie solite cose, nella mia stanza, a casa.
Ho provato la sensazione di panico sommerso che deve provare il paradigmatico uccellino a cui si apre la porta della gabbietta.
Da ieri la porta della mia gabbietta si è aperta.
Non è cambiata la vita, lei, la vita è sempre la stessa, e forse anche la gabbietta è sempre la stessa, una gabbietta confezionata con le mie mani, in anni di meticoloso lavoro non è che la posso buttare via da un giorno all’altro.
Quello che cambia è solo il modo in cui vivrò una parte del tempo.
Metà del mio lavoro, quello pomeridiano, è finito.
Non so cosa ne sarà del resto.
Quello che so è che per ora torno a casa molto prima del solito.
E’ una novità bella per certi versi, ed io la aspettavo con un misto gioia e terrore.
Ieri, mentre credevo che sarebbe prevalsa la gioia, che pure ha provato a fare capolino in alcuni momenti, è stato decisamente il terrore, l’horror vacui, ad avere la meglio.
Adesso devo reinventare una parte di me.
Quando succede che devo ricominciare qualcosa daccapo, penso sempre che non ce la farò.
Poi, dai e dai, un modo mio lo trovo, un modo magari sbilenco, ma pur sempre un modo.

Annunci