La piazza
L’estate ha l’odore di strade arse, sporche, dell’asfalto colloso, del calore che cova sotto i piedi e che sale dalle gambe, di pantaloni incollati addosso.
Ha l’odore dell’acqua che manca.
Il sole pesante sulle spalle, come uno zaino pieno di cose inutili.
Uno stato di calma irreale, la sospensione del tempo che l’afa invincibile crea nell’atmosfera.
Ognuno cerca di vivere il meno che può, di respirare più piano, per non farsi trovare dal proprio sudore.
Un ragazzo attraversa la piazza sbiancata dal sole del primo pomeriggio, il sole giaguaro, quello che non lascia spazio alla fantasia.
Attraversa la piazza con calma, un po’ curvo, guarda lo spazio di cemento che c’è ancora da percorrere.
Ha i capelli scuri leggermente appiccicati alla fronte.
La maglietta nera con l’usurato volto di quel giovane mai invecchiato che aveva lo sguardo rivolto al futuro.
Arriva, il ragazzo, in una zona della piazza che è un triangolo d’ombra tiepida. Sembra che voglia sedere a riposarsi, guarda dubbioso il piccolo angolo, poi si decide, prima di sedersi si fruga nelle tasche e tira fuori delle sigarette e un accendino. Si siede ne accende una, il rumore dell’accendino sembra caldo pure lui.
Fruga nella borsa che portava sulla spalla, e che ora è poggiata al suo fianco, ne tira fuori un libro.
Ed è così, che, nelle mani che reggono anche la sigaretta, nel frusciare delle pagine a ritrovare il segno, nella copertina sgualcita, il caldo indicibile, il marciapiedi non proprio pulito, il triangolo d’ombra non del tutto fresca della piazza, si dissolvono.  
 
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