Zampognari, dove siete!
Prima c’erano gli zampognari.
Che quando si avvicinavano i giorni di Natale, improvvisamente, li sentivi suonare sotto la tua finestra.
Che incanto quello strano suono di pifferi panciuti.
Che curiosità quei vestiti e quei cappelli che li facevano assomigliare ai pastori del presepe.
Allora i bambini si affacciavano dalle finestre e lanciavano le monetine che avevano messo da parte per loro, per gli zampognari.
Le mamme e le nonne sorridevano e raccontavano che questi strani signori venivano apposta dalle montagne d’intorno per suonare per noi le canzoni di Natale.
Oggi gli zampognari ci sono ancora, ma sono sempre più radi, ed è sempre più difficile sentirli passare sotto la propria finestra, si trovano quasi solo nelle affollate vie dello shopping dell’ultimo secondo.
Anche loro si saranno stancati di camminare e camminare e di soffiare e soffiare nelle loro cornamuse di pelle di pecora.
C’è, però, qualcuno che li ha sostituiti nelle nostre già incasinata strade, e non solo a  Natale, ma ogni giorno del sacrosanto anno.
Sono una nuova schiatta di zingari, provenienti probabilmente dai balcani, che armati delle più scalcinate e stonate fisarmoniche che potessero trovare, assaltano qualunque mezzo pubblico si trovi sul loro cammino.
Così arrembano ogni vagone della metropolitana e della funicolare, e almeno la metà dei tram e degli autobus della fascia urbana.
Li incontro prevalentemente la mattina presto, nella metro.
Loro ci saltano dentro come kamikaze, armati di fisarmonica, qualche volta in duo, accompagnati da un tamburello.
Conoscono in media tre canzoni: O sole mio, Il Padrino e My way che eseguono in un medley disarmonico che fonde le sue note con lo sferragliare della metropolitana lanciata a tutta velocità verso la fermata successiva.
Il miscuglio sonoro cresce di intensità fino a diventare intollerabile.
Io in genere lancio qualche bestemmia mattutina, tanto per cominciare bene la giornata.
Quando finalmente il frastuono cessa, comincia il rito del passaggio a chiedere il denaro, con la sicumera di un artista che abbia offerto uno spettacolo e che gli spettatori, seppur coatti, non possano fare a meno di apprezzare lo sforzo armonico.
Al rifiuto di lasciare un’offerta a piacere, lo sguardo carico di astio e una probabile maledizione in una lingua sconosciuta.
Gli zampognari erano gentili e silenziosi, sorridevano lo stesso a tutti i bambini, anche a quelli senza monete da regalargli.
Soprattutto non ti maledivano in slavo, al massimo un sommesso improperio in beneventano stretto!
 
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