Archivi per il mese di: settembre, 2005
Il solletico sotto i piedi del cielo
L’acqua scrosciava nel lavamani di porcellana bianca. Il sapone liquido, di un rosa fucsia vicino alla fluorescenza, colava da un lato creando una pista, un sentiero rosa, saltando agli occhi in tutto quel biancore.
Non molti rumori riuscivano a competere con quello dell’acqua che cadeva prepotente dal rubinetto, ma Gardenia sentì distintamente il fastidioso abbaiare del cane che abitava il terrazzino al secondo piano del palazzo di fronte al suo.
–  La smetterà mai quella stupida bestia idrofoba di fare tanto rumore? – pensò infastidita dall’ennesimo scoppio di furore canino del bastandone bianco e nero, a cui, ogni infinitesimo movimento di essere animato o inanimato faceva saltare la mosca al naso, naso di cane ovviamente.
Si asciugò le mani e si diresse alla finestra per chiuderla, nonostante il calore di quella mattina di primo autunno.
Fu così che riuscì a vedere, sul lato opposto della strada, un ragazzo con gli occhiali che osservava borbottando un piccolo e grigiastro albero di nespole che cresceva a stento in poca terra, sul lato opposto della strada.
Aveva i capelli neri, il ragazzo, non l’albero, e piccoli occhiali rotondi poggiati sul naso.
Nonostante il caldo dell’ora mattutina portava una giacca larga , piena di rigonfiamenti e di tasche. Ogni tanto, un sonoro starnuto lo distoglieva dal suo borbottio e lo costringeva ad asciugarsi il naso in un fazzolettone rosso a scacchi verdi.
Gardenia lo guardò per un po’, ad un ennesimo starnuto le venne da ridere. Il suono della risata causò l’ennesimo scoppio d’ira canina da parte del mostro sul terrazziono e li fece trasalire entrambi.
 – Ti avveleno! – gridò Gardenia, spaventando definitivamente il ragazzo, che si girò nella sua direzione con gli occhi sgranati e le mani in alto.
– Non faccio niente di male! Non si preoccupi!
Ad una seconda occhiata sembrava perfino più giovane e, nel complesso, la sua aria buffa lo rendeva simpatico.
– Cosa fa sotto il nostro nespolo triste? – chiese Gardenia.
Lui per tutta risposta starnutì e dopo essersi soffiato sonoramente il naso, sorridendo, con gli occhiali che luccicavano al sole, disse: sto conducendo uno studio psicologico sulle piante cittadine.
Interessante – disse Gardenia e trova che anche loro siano un po’ suonate? Impazzite? O solo tristi, come i pesci rossi nelle bocce di vetro ed i canarini in gabbia? Come il cane isterico che l’ha fatta sobbalzare un minuto fa?
– Proprio così, ha capito subito il problema. Ormai sono molti mesi che mi dedico a questi esami, tra l’altro, con la mia allergia al polline… comunque sono arrivato alla conclusione che quasi tutti gli alberi che ho incontrato siano afflitti da malinconia vegetale, tranne una piccolissima parte di quelli che sono ottimisti cronici, ma purtroppo, in percentuale, sono davvero pochi. Sono tristi, demotivati, crescono poco e le punte delle loro foglie sono tutte rivolte verso il basso. Il cielo non lo guardano neanche più.
– Il cielo? – ripetè Gardenia trattenendo un sorriso
– Sì sì, il cielo, venga a vedere.
Gardenia fece un saltino, scavalcò il davanzale della sua piccola finestra, attraversò la strada e fu sotto il nespolo.
– Mi chiamo Gardenia – disse tendendo la mano – e lei?
– Erminio – rispose lui
– Vede, Gardenia, gli alberi sono il modo con cui la terra cerca di parlare col cielo, il suo modo per allungare una mano, magari per fargli il solletico sotto i piedi, per farlo sorridere un po’. Ma gli alberi cittadini il cielo neanche lo vedono più, come pensa che riescano a solleticargli le piante dei piedi? Così, capita che anche il cielo si avvilisca e pure noi qua sotto, non è che possiamo stare tanto allegri non crede, con tutta questa malinconia intorno.
Così pensavo, provo a tirare su di morale questi alberi malinconici, li vengo a trovare spesso, parlo con loro magari racconto una barzelletta, sto ottenendo già qualche risultato sa? Certo ci vuole del tempo, una gran fatica, ma è anche una bella soddisfazione, vedere che questi alberelli fuligginosi pian piano cominciano a sorridere.
In quella il cane nevrotico diede un’altra abbaiata. – Dovremo liberare anche lui dall’agonia del suo terrazzino di mezzo metro quadro – disse Gardenia, provando, per la prima volta un milligrammo di simpatia verso quella bestia rumorosa.
– sa che facciamo, aspetti qui un momento le offro un caffè, ce lo prendiamo qui, insieme al nespolo e al cane nervoso, chi sa che non faccia piacere a tutti e due i nostri pazienti malinconici.
Fu così che Gardenia quella mattina di primo autunno, apparecchiò un vassoietto con zucchero e caffè e lo assaporò chiacchierando con un ragazzo con gli occhiali un nespolo ed un cane nervoso.
 
 
Langhe
Oggi è stata una di quelle giornate così.
Una strana sensazione di irrealtà si è unita al mio nervosismo, alle mie preoccupazioni, alcune solite, altre nuove, all’incertezza sul da farsi, alla certezza che avrei dovuto fare altre scelte, alla sensazione che qualcosa si stia richiudendo su di me, all’idea di dovere ricominciare daccapo ancora una volta, all’idea che sono proprio stanca delle mezze verità che mi aleggiano intorno da troppo tempo.
Così ho deciso vado via, esco e vado, dimentico la giacca, torno indietro, ma riesco a ri-uscire e dove vado, se non in una libreria?
Come Holly Golightly quando aveva le paturnie si infilava da Tiffany, io mi imbuco in una libreria.
Là mi sono calmata, mi sono distratta, ho fatto due chiacchiere con il libraio, mi ha consigliato un libro, ne ho sconsigliato uno io a lui, mi sono fatta spiegare qual è la fregatura dei Meridiani che vendono in edicola a 12,90, mi ha detto che stavolta la fregatura non c’è, ho trovato un po’ di cordialità e mi sono sentita sollevata.
Ho portato a casa i libri che avevo preso, come un bambino fa con un giocattolo, e in metropolitana me sfogliavo, me li annusavo (il profumo delle pagine di un libro nuovo nuovo) li leggiucchiavo, passavo da uno all’altro senza sapermi decidere, perché gli inizi dei libri sono fondamentali.
Arrivata a casa mi sono immersa nella lettura di un romanzo facile ma ben scritto, affascinante nella sua schiettezza, con qualche piccolissima sdolcinatura in qualche frase troppo tenera, ma nel complesso buono (“Di viola e di liquirizia” di Nico Orengo, perché mi incantano i suoi titoli, magari questo non è dei migliori).
Mi sono dimenticata di tutto perché di tutto volevo dimenticarmi e ho passato pomeriggio e sera a leggere, a seguire la trama, a tuffarmi nella bella terra cara a Pavese, le Langhe, terra di vino e di vigne.
Anche questa volta un libro a tirarmi fuori dal gorgo dei pensieri cupi.
Una specie di droga naturale, prima di decidere, di passare a qualcosa di più vicino alla chimica.
Pensieri sedati per il momento.
Domani li affronterò di nuovo, stasera, appena postato qui, torno nelle Langhe.
 

Contributo

Un mio piccolo contributo su: il mare colore del vino

Uno strano periodo ovvero: la pesca delle papere continua.

Da un po’ di giorni, anzi diciamo da un paio di mesi giorno più, giorno meno, in concomitanza con l’estate che si è abbattuta su di noi, mi succede di incontrare di nuovo qualche uomo che si interessa a me.
E’ un evento curioso, soprattutto perchè io sono molto cauta e vivo molto per conto mio, in gran parte per evitare le seccature conseguenti a questo tipo di incontri, quando l’interesse non è reciproco.
Confesso che la mancanza di interesse è quasi sempre colpa mia, dato che sono un po’ difficile nei gusti e con l’età che avanza questo mio essere complicata peggiora.
Ma gli astri, che sono sicuramente colpevoli di questo rinnovato interesse nei miei confronti, si devono essere coalizzati, in modo da farmi collezionare una serie di spam sentimentale davvero discreta per i miei standard degli ultimi tempi.
Ecco dunque arrivare alla carica in ordine sparso: un uomo di mezza età che invaghitosi di me mi ha subissato di telefonate, inviti e messaggi romantici; un compagno di classe del liceo che da allora ha un debole per me e, periodicamente fa un tentativo, più o meno intraprendente; un uomo che è stato più lungimirante degli altri, per ora, e non ha creato problemi più di tanto.
Buon ultima alcuni giorni fa un’amica mi propone di presentarmi un suo amico.
Lo vedo venerdì sera.
Ma mi domando e mi dico, cara amica, in mancanza di uomini presentabili, non è detto che ci si debba rivolgere agli impresentabili!
In
somma, spero che gli astri la smettano di sfottere, dato che l’unico uomo che mi interessava un po’, mi ha fatto prendere il cosiddetto palo.
Certo dover sgusciare tra le maglie degli agguati degli scocciatori movimenta la vita, però, ancora papere proprio no!

 

Primo settembre
Oggi è il primo di settembre, pensa, scostando le tende del suo balcone, e guardando fuori distrattamente.
È il primo giorno del mio nuovo anno.
Dovrei esprimere un desiderio o fare qualche buon proposito, in modo da avere qualche cosa da dimenticare fra qualche giorno, diciamo la prossima settimana.
Questo pensava Marco guardando fuori, distrattamente.
Marco ha quarant’anni.
Ho dimenticato la maggior parte delle cose che ricordavo, pensa ancora.
Ho imparato a dimenticare tutto quello che credevo fosse importante ricordare, tutto quello che mi tenevo stretto, tutto quello che credevo mi servisse per vivere.
Adesso ho capito che la cosa più importante da fare per vivere è dimenticare.
Marco ha dimenticato di avere avuto una donna che amava, Laura.
Ha dimenticato anche e soprattutto di averla amata.
Oggi si dice che non è stato amore, che tutti quegli anni vissuti insieme sono stati un caso, un gioco del destino, qualcosa che doveva succedere, qualcosa di bello e di meno bello, ma no, amore non proprio.
Ha imparato a dire tutte queste cose anche a se stesso, agli amici, a tutti gli altri in generale.
Ora vive sereno, dopo quattro anni, nella stessa casa.
Anche la casa ha piano piano dimenticato: gli odori, gli oggetti, le cose restano le stesse, ma il tempo modifica lentamente la loro destinazione, il loro uso quotidiano.
Vive con gli amici di sempre, alcuni, altri nuovi.
Soprattutto non ricorda più nulla, di quello che faceva prima, delle cose che diceva, delle persone che vedeva in giro.
Ha un lavoro nuovo, che non gli piace più di quanto gli piacesse quello precedente, spera di trovarne un altro, che chi sa, forse gli piacerà di più.
Oggi, il primo giorno di settembre, mentre fuori l’aria dovrebbe cambiare, dovrebbe, diventare frizzante, dovrebbe annunciare l’autunno, ma non ne vuole sapere di fare il suo dovere e resta uguale a ieri, ieri che era ancora il mese delle vacanze, oggi insomma, in questo giorno diverso ma anche uguale, mentre guarda distrattamente fuori dal suo balcone, Marco sente il suono del suo cellulare.
Si avvia a prenderlo, è poggiato sul bracciolo del divano.
Guarda per vedere chi è, ma il numero non viene riconosciuto dalla rubrica.
Anche lui non lo riconosce.
Risponde.
La prima cosa che sente è una pausa, come un’esitazione.
Poi sente respirare.
Il suono del respiro gli procura una scarica di ansia nello stomaco, qualcosa di familiare che è immediatamente chiaro.
Poi una voce: Marco sei tu?
È lei, oppure sembra lei. No è lei, è Laura.
No, risponde, non sono Marco, ha sbagliato numero.
E riattacca velocemente.
Laura non esiste più, lui stesso come era allora non esiste più.
Ha dimenticato le parole che diceva, i pensieri che aveva, i vestiti che indossava.
Anche la casa, le tende, il divano hanno dimenticato.
Lui quello di allora, non è più lo stesso.
Torna al balcone. Accosta le tende. Prende la chiavi di casa. Esce.
Fuori anche la città non ricorda nulla, c’è lo stesso traffico di ieri.