Primo settembre
Oggi è il primo di settembre, pensa, scostando le tende del suo balcone, e guardando fuori distrattamente.
È il primo giorno del mio nuovo anno.
Dovrei esprimere un desiderio o fare qualche buon proposito, in modo da avere qualche cosa da dimenticare fra qualche giorno, diciamo la prossima settimana.
Questo pensava Marco guardando fuori, distrattamente.
Marco ha quarant’anni.
Ho dimenticato la maggior parte delle cose che ricordavo, pensa ancora.
Ho imparato a dimenticare tutto quello che credevo fosse importante ricordare, tutto quello che mi tenevo stretto, tutto quello che credevo mi servisse per vivere.
Adesso ho capito che la cosa più importante da fare per vivere è dimenticare.
Marco ha dimenticato di avere avuto una donna che amava, Laura.
Ha dimenticato anche e soprattutto di averla amata.
Oggi si dice che non è stato amore, che tutti quegli anni vissuti insieme sono stati un caso, un gioco del destino, qualcosa che doveva succedere, qualcosa di bello e di meno bello, ma no, amore non proprio.
Ha imparato a dire tutte queste cose anche a se stesso, agli amici, a tutti gli altri in generale.
Ora vive sereno, dopo quattro anni, nella stessa casa.
Anche la casa ha piano piano dimenticato: gli odori, gli oggetti, le cose restano le stesse, ma il tempo modifica lentamente la loro destinazione, il loro uso quotidiano.
Vive con gli amici di sempre, alcuni, altri nuovi.
Soprattutto non ricorda più nulla, di quello che faceva prima, delle cose che diceva, delle persone che vedeva in giro.
Ha un lavoro nuovo, che non gli piace più di quanto gli piacesse quello precedente, spera di trovarne un altro, che chi sa, forse gli piacerà di più.
Oggi, il primo giorno di settembre, mentre fuori l’aria dovrebbe cambiare, dovrebbe, diventare frizzante, dovrebbe annunciare l’autunno, ma non ne vuole sapere di fare il suo dovere e resta uguale a ieri, ieri che era ancora il mese delle vacanze, oggi insomma, in questo giorno diverso ma anche uguale, mentre guarda distrattamente fuori dal suo balcone, Marco sente il suono del suo cellulare.
Si avvia a prenderlo, è poggiato sul bracciolo del divano.
Guarda per vedere chi è, ma il numero non viene riconosciuto dalla rubrica.
Anche lui non lo riconosce.
Risponde.
La prima cosa che sente è una pausa, come un’esitazione.
Poi sente respirare.
Il suono del respiro gli procura una scarica di ansia nello stomaco, qualcosa di familiare che è immediatamente chiaro.
Poi una voce: Marco sei tu?
È lei, oppure sembra lei. No è lei, è Laura.
No, risponde, non sono Marco, ha sbagliato numero.
E riattacca velocemente.
Laura non esiste più, lui stesso come era allora non esiste più.
Ha dimenticato le parole che diceva, i pensieri che aveva, i vestiti che indossava.
Anche la casa, le tende, il divano hanno dimenticato.
Lui quello di allora, non è più lo stesso.
Torna al balcone. Accosta le tende. Prende la chiavi di casa. Esce.
Fuori anche la città non ricorda nulla, c’è lo stesso traffico di ieri.
 
 
Annunci