Moonligthing
 
Camminare, in una notte morbida, in un buio blu, impolverato dalla luce della luna.
Luce bianca, con riflessi colore del latte, e poi alzare la testa dal percorso impervio e vedere, nello spazio color petrolio di un mare calmo come una tavola, la curva della costa in lontananza, da una angolazione inusuale, ed un isolotto basso e lungo, davanti agli occhi.
Uno spettacolo inaspettato, in una notte di ottobre, fuori dallo scorrere del tempo.
Anzi no, meglio, il tempo, anche lui incantato, assorto, scorreva sì, ma nel modo in cui poteva farlo quando ancora non era stato inventato, il tempo, l’idea del tempo, quando ancora passava in silenzio senza avere peso, senza fare rumore, invisibile perché poco rilevante.
In quella notte di ottobre il mare, la terra, gli animali acquattati nelle loro tane, ogni cosa aveva il senso millenario che ha il mondo senza l’uomo.
Ho visto mostrarsi ai miei occhi la terra come apparve ad Enea, quando imboccò la strada che portava nell’Ade, per parlare con le anime dei suoi cari.
Ho visto la terra dei romani che tenevano sacri quei luoghi che senza preavviso si muovevano, mutavano, esplodevano per formare isole montagne ed insenature, di una bellezza più antica del mondo.

Tutto questo in una notte sola, in una baia di poco vento, con il mondo che si specchiava nelle acque del suo antico mare con un uomo l fianco.
Un uomo conosciuto da poco, ma con la voce viaggiante, la voce di Enea forse, o dello scudiero Miseno.

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