Archivi per il mese di: dicembre, 2005

Ricapitolando

Il solito attacco d’ansia l’ultimo giorno utile per fare i regali.
Gli struffoli preparati il 23 pomeriggio.
La famiglia riunita.
Il solito stress che la famiglia riunita provoca.
Spaghetti con le vongole per la vigilia.
I regali da scartare.
I dolci di Natale: la pasta reale, la pasta di mandorle, la cassata.
I sorrisi.
Ancora cibo.
Ancora un pranzo.
Un cinema mancato a causa delle folle organizzazione di un’amica un po’ sciroccata, (ma comunque simpatica).
Che altro dire, se non, un terzo giorno di cibo.
E, per chiudere davvero in bellezza, ieri, 27 dicembre, quando ormai tutto sembrava volto finalmente al termine, quando la famiglia finiva per sciogliersi nuovamentefino a data da destinarsi, ecco, il colpo di grazia: un matrimonio!
Sotto uno dei più memorabili diluvi che la città sia in grado di ricordare.
Ma tutto sommato è stato bello e divertente, c’erano gli amici più cari.

Queste in sintesi le mie feste natalizie.
Tra l’altro stamattina mi sono pesata…

365
 
Fra un poco è Natale.
Come mi sento non lo so, sollevata, forse, incredula, forse.
Come  non avere vissuto il passare dei giorni.
Come il tempo che faccia un salto e arrivi fino a qui.
Fino a dove? Fino a qui.
Ormai ci siamo, fra un poco è Natale.
Come se scadesse un termine.
Come dire: domani, o forse no, hai ragione, forse era ieri.
Fra un poco è Natale.
Uno scherzo, un’illusione, il giro di una giostra con i cavalli dipinti d’oro.
Come mi sento ancora non lo so.
Come risvegliarsi dal sonno e non capire di che cosa i stanno parlando tutti.
Sono stati giorni e mesi senza inizio e senza fine, solo passaggi di tempo.
Solo mattine che diventavano pomeriggi e imbrunire che diventava notte.
Ho capito che molte cose hanno un senso solo se qualcuno glielo dà.
Ho capito che posso davvero contare su alcune persone che ho intorno, perché sono dei veri amici.
Ho capito anche che sono talmente pochi che fa paura.
Ho capito che a volte basta poco per capire.
Ho capito che altre volte non basta tutto il tempo del mondo.
Fra un po’ è Natale.
Devo fare i regali, gli struffoli, poi fermarmi, guardarmi intorno e dire: tutto qui?
Poi la corsa sulla giostra ricomincerà.
Fra un poco è Natale.
 
Sarà il progresso
 
– C’è da dire che io non sono veramente così!disse Brodie
– Così come? chiese l’amico.
Il suo amico, quello che lo stava a d ascoltare, quello con cui passava le notti, anche le notti peggiori, come quella notte lì.
– Così, come sembro, con quello che dico, come lo dico, lo penso è vero, ma non vorrei pensarlo, oppure diciamo che lo penso ma da qualche parte, nel mio cuore, c’è un piccolo spazio dove ancora spero che tutto quello che penso sia solo temporaneo, che poi tutto si risolverà per il meglio, che tutti vivremo felici e contenti, mi segui?
– Non molto a dire il vero. Mi sembra che magari oggi sei agitato per qualcosa, magari sei stanco, se ti fai una buona dormita vedrai che domani starai meglio.
– Dormita!!! Macché! Domani sarà lo stesso giorno di merda e io penserò, dirò e farò le stesse cose di merda…
Pausa.
Sono in macchina sotto casa sua. È finita un’altra serata di chiacchiere, di compagnia, una di quelle serate in cui si finisce a farsi sempre le stesse domande e a stupirsi che le risposte, anche quelle, siano sempre le stesse. Ora, esaurito il rito, tirati fuori tutti i problemi di sempre, non resta che scendere e andare a dormire.
Brodie si guarda le mani, giocherella con un portachiavi a forma di piccola balena. È un ricordo di un viaggio giovanile in un’isola lontana e freddissima anche d’estate, una delle vacanza più belle della sua vita, lo tiene lì, con le chiavi dentro, a volte lo guarda, sorride.
– Ma vorrei farti capire, dice ancora.
– Ci sono dei momenti che mi opprimo da solo, che i miei stessi pensieri che mi sono così tanto familiari, mi danno fastidio, mi innervosiscono, perché si ripetono oramai da anni.
Penso che mi si stia atrofizzando il cervello. Anzi no, peggio. Penso che mi si stia atrofizzando la vita. Che mi si stia chiudendo addosso, e che io non faccia nulla per evitarlo, la guardi semplicemente chiudersi e mi dica: “visto che succede? Avevo ragione no, è così che doveva andare?” e che me ne compiaccia. Che mi compiaccia di soffrire e di non provare a smettere.
Ma io non sono veramente così. Non sono così cinico come vorrei. Se devo vivere una vita senza speranze, allora voglio essere l’uomo più freddo della terra, il più cattivo, quello che sorride quando il male si affaccia ad una finestra, perché lo stava aspettando, come uno di quei cattivi dei film degli anni ’50 con Humphrey Bogart, quelli che portavano baffetti e gelatina nei capelli, che con un sorriso malvagio, tiravano fuori una pistola dall’impermeabile e bang, anche se poi non sapevano mai sparare e Bogart non lo colpivano mai, chi sa poi perché.
– Ho capito cosa vuoi dire, ma non si può essere così, assolutamente cinici, assolutamente cattivi, sarà pure per questo che ormai quei film sono fuori moda e non si può evitare di sorridere quando li si guarda. A noi forse ci ha fregato la psicanalisi e tutte quelle storie connesse, anche i romanzi, non sono più quelli di una volta, figurati i cattivi dei film. Anche loro non lo sono poi tanto, a un certo punto si scopre che hanno avuto un’infanzia difficile, mentre i buoni invece o sono davvero tonti o si scopre che si imbottiscono di psicofarmaci. Adesso arrivi tu e vuoi essere così: univoco. Mica si può caro mio. È questa la nostra croce di esseri umani moderni, ci tocca essere quello che siamo. Ci tocca sopportarci e sentirci sempre un po’ inadeguati, sempre parecchio imperfetti. Sarà la modernità, sarà il progresso, sarà la tv spazzatura, non lo so, ma è così. Che ne dici di andare a dormire, che domani devo essere imperfetto al lavoro? Tra l’altro vedrai che anche per te domani sarà tutta una giornata di sentimenti ambivalenti di piaceri confusi, di dispiaceri sottili, bisogna dormire abbastanza per esserne all’altezza.
– Buona notte, disse Brodie ridendo.
 
Una teoria con annessa domanda
In questi ultimi mesi, mi è capitato che un uomo mi corteggiasse.
Io non gli ho dato corda, perché non mi interessava, quindi la storia, piano piano è svaporata.
Qualche giorno fa, un’amica comune, mi ha detto che si è fidanzato.
Questo esempio, e innumerevoli altri simili che ho potuto osservare nel corso del tempo, hanno fatto in modo che elaborassi una teoria.
C’è da dire che sono un’appassionata di teorie e non perdo occasione per formularne una.
Teoria: gli uomini, arrivati ad una certa età, diciamo dopo i trentacinque anni, ma alcuni anche più tardi, si comportano come dei … stavo per dire dei bagni pubblici, ma non vorrei si offendessero, così andrà bene anche l’esempio dei taxi, o delle cabine telefoniche, se esistessero ancora.
In pratica, ad un certo punto della loro vita, decidono che vogliono sistemarsi, cioè trovare una donna e mettere su famiglia.
A quel punto sono liberi, come i taxi che accendono la loro lucina sul tetto, o appunto i bagni che espongono la targhetta verde, e qualunque donna si trovi ad incrociarli per strada in quel momento loro la prendono a bordo, cioè la sposano e si “sistemano”.
Andrà bene più o meno qualunque donna, purché risponda a dei requisiti minimi, per così dire, di sistema.
Salvo poi, dopo circa tre anni, che è una specie di soglia tecnica, di matrimonio e/o fidanzamento e/o convivenza, scoprire che costei è semplicemente una che gli circola per la casa.
A questo punto la teoria lascia spazio ad una domanda.
Domanda: è una fortuna essere la donna in questione che passava di lì per caso, e quindi trovare la porta aperta, il taxi o il bagno libero e quindi entrare, crederci, magari innamorarsi, perché le donne ancora nonostante tutto si innamorano, o, piuttosto è una delle sfighe peggiori che possa capitare?
Io non lo so, ripenso solo ad una battuta di uno dei miei film preferiti: Harry ti presento Sally, “almeno potrai dire di essere stata sposata”.