Sarà il progresso
 
– C’è da dire che io non sono veramente così!disse Brodie
– Così come? chiese l’amico.
Il suo amico, quello che lo stava a d ascoltare, quello con cui passava le notti, anche le notti peggiori, come quella notte lì.
– Così, come sembro, con quello che dico, come lo dico, lo penso è vero, ma non vorrei pensarlo, oppure diciamo che lo penso ma da qualche parte, nel mio cuore, c’è un piccolo spazio dove ancora spero che tutto quello che penso sia solo temporaneo, che poi tutto si risolverà per il meglio, che tutti vivremo felici e contenti, mi segui?
– Non molto a dire il vero. Mi sembra che magari oggi sei agitato per qualcosa, magari sei stanco, se ti fai una buona dormita vedrai che domani starai meglio.
– Dormita!!! Macché! Domani sarà lo stesso giorno di merda e io penserò, dirò e farò le stesse cose di merda…
Pausa.
Sono in macchina sotto casa sua. È finita un’altra serata di chiacchiere, di compagnia, una di quelle serate in cui si finisce a farsi sempre le stesse domande e a stupirsi che le risposte, anche quelle, siano sempre le stesse. Ora, esaurito il rito, tirati fuori tutti i problemi di sempre, non resta che scendere e andare a dormire.
Brodie si guarda le mani, giocherella con un portachiavi a forma di piccola balena. È un ricordo di un viaggio giovanile in un’isola lontana e freddissima anche d’estate, una delle vacanza più belle della sua vita, lo tiene lì, con le chiavi dentro, a volte lo guarda, sorride.
– Ma vorrei farti capire, dice ancora.
– Ci sono dei momenti che mi opprimo da solo, che i miei stessi pensieri che mi sono così tanto familiari, mi danno fastidio, mi innervosiscono, perché si ripetono oramai da anni.
Penso che mi si stia atrofizzando il cervello. Anzi no, peggio. Penso che mi si stia atrofizzando la vita. Che mi si stia chiudendo addosso, e che io non faccia nulla per evitarlo, la guardi semplicemente chiudersi e mi dica: “visto che succede? Avevo ragione no, è così che doveva andare?” e che me ne compiaccia. Che mi compiaccia di soffrire e di non provare a smettere.
Ma io non sono veramente così. Non sono così cinico come vorrei. Se devo vivere una vita senza speranze, allora voglio essere l’uomo più freddo della terra, il più cattivo, quello che sorride quando il male si affaccia ad una finestra, perché lo stava aspettando, come uno di quei cattivi dei film degli anni ’50 con Humphrey Bogart, quelli che portavano baffetti e gelatina nei capelli, che con un sorriso malvagio, tiravano fuori una pistola dall’impermeabile e bang, anche se poi non sapevano mai sparare e Bogart non lo colpivano mai, chi sa poi perché.
– Ho capito cosa vuoi dire, ma non si può essere così, assolutamente cinici, assolutamente cattivi, sarà pure per questo che ormai quei film sono fuori moda e non si può evitare di sorridere quando li si guarda. A noi forse ci ha fregato la psicanalisi e tutte quelle storie connesse, anche i romanzi, non sono più quelli di una volta, figurati i cattivi dei film. Anche loro non lo sono poi tanto, a un certo punto si scopre che hanno avuto un’infanzia difficile, mentre i buoni invece o sono davvero tonti o si scopre che si imbottiscono di psicofarmaci. Adesso arrivi tu e vuoi essere così: univoco. Mica si può caro mio. È questa la nostra croce di esseri umani moderni, ci tocca essere quello che siamo. Ci tocca sopportarci e sentirci sempre un po’ inadeguati, sempre parecchio imperfetti. Sarà la modernità, sarà il progresso, sarà la tv spazzatura, non lo so, ma è così. Che ne dici di andare a dormire, che domani devo essere imperfetto al lavoro? Tra l’altro vedrai che anche per te domani sarà tutta una giornata di sentimenti ambivalenti di piaceri confusi, di dispiaceri sottili, bisogna dormire abbastanza per esserne all’altezza.
– Buona notte, disse Brodie ridendo.
 
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