Gli occhi della città
 
Gli occhi di questa città sono le luci del mare, le isole azzurrate di foschia in lontananza, il cocuzzolo del Vesuvio che si copre di neve quando fa così freddo come in questi giorni.
Gli occhi di Napoli sono le barche a vela che il sabato mattina scivolano, volando lentamente sull’acqua.
Al richiamo della luce che il sole fa rimbalzare sul mare, la città risponde affacciandosi a guardare. Allora ogni cosa acquista uno sguardo luminoso: le finestre delle case, i tetti delle automobili, gli specchi che le donne usano per controllarsi il trucco.
Questo spettacolo l’ho visto stamattina che ho cambiato il mio solito itinerario mattutino, che mi porta prima nelle profonde viscere della terra, e poi nel centro storico, chiuso dei vicoli, di Spaccanapoli, dove il sole, quando arriva, non tocca mai per terra, perché le strade sono strette e profonde, come delle ferite e brulicano di persone di macchine cani randagi e di donne.
Stamattina sono passata all’esterno, il mio itinerario mi ha condotta per mano ed io mi sono sporta verso l’azzurro. Oggi non era una mattina di sole, anzi piovigginava, ma il mare trovava lo stesso il modo di accendere l’orizzonte: Capri brillava azzurra. Allora ho capito che la bellezza di questa assurda città sta tutta lì, in questi suoi occhi chiari. Che tutto il resto è solo un contorno, un complemento. Le chiese, le strade, la città greca, il brulicare della vita, senza la luce, niente avrebbe lo stesso senso. Stamattina con gli occhi pieni degli occhi di Napoli, ho capito perché mi ostino a vivere qui resistendo contro ogni buon senso comune: per potere alzare ogni tanto la testa, magari svoltare un angolo, finire una salita, girandomi un istante, e trovarmi con gli occhi pieni di luce.
 
Annunci