Biagio
 
Fiat 900E Panorama. Azzurro.
Era il pulmanino che mi portava a scuola tutte le mattine e che poi tornava a riprendermi tutti i giorni, per tutti gli anni delle scuole elementari.
Lo guidava Biagio.
Allora abitavo in un parco e la strada che portava al mio palazzo era stretta e piena di curve, in discesa. Allora Biagio, probabilmente in onore al suo nome ed al lavoro che faceva di trasporto bambini, suonava il clacson ad ogni curva, due volte per fare sapere a tutti che stava arrivando e che non corressero troppo. Il clacson nero al centro di un volante grande e sottile, faceva un suono buffo, faceva bip bip. Un po’ come l’uccello antipatico che Wil Coyote non riesce mai ad acchiappare.
Non mi sono mai chiesta quanti anni avesse Biagio, per me era grande, semplicemente. Portava sempre, o perlomeno questo è il ricordo più vivo che mi resta di lui, un pullover beige, con lo scollo a V, e sotto una camicia bianca. I pantaloni non me li ricordo perché lo vedevo sempre seduto, intento a guidare dolcemente, per le curve, facendo bip bip.
Lo sentivo arrivare la mattina, mentre facevo colazione, lo riconoscevo dal suono che si avvicinava, allora mi affrettavo ad ingoiare qualche boccone, perché di lì ad un attimo, anche il citofono avrebbe suonato, Biagio mi aspettava.
Il giro era sempre lo stesso, immutabile, ogni giorno, all’andata e al ritorno faceva la stessa strada e le stesse tappe, fermandosi ad ogni palazzo per far salire ogni bambino.
Ho dei ricordi bellissimi in quel pulmanino. Forse dentro quell’uovo azzurro ho passato i momenti più belli della mia infanzia. Eravamo tanti e stavamo stretti, ma ognuno aveva il suo posto preferito su quei sedili un po’ duri, di legno, dall’imbottitura consumata. Lì dentro misi in scena per anni il mio teatrino di avanspettacolo imperniato sulle mie avventure casalinghe con mia sorella più piccola. Lì dentro un giorno mi cadde un cagnolino di vetro che avevo in mano, andò a finire in qualche fessura, e per quanto Biagio avesse smontato tutto, non riuscimmo più a trovarlo.
Quanto chiasso facevamo, ma Biagio non si arrabbiava mai, era sempre sorridente e faceva sempre il suo bip bip.
Per molti anni dopo, fino a che non mi sono trasferita, mentre tornavo a casa, a piedi, dal liceo, e magari anche dall’università, mi capitava a volte di sentire quello stesso suono inconfondibile, dietro le mie spalle e di vedere il pulmanino azzurro, sempre quello, e Biagio, sempre lui, che mi salutava con la mano.
Il tempo piano piano, aveva steso su di lui una patina bianca, come il velo di una sposa. Non sembrava più vecchio, sembrava semplicemente  che il tempo gli si fosse posato addosso, sulle spalle, sui capelli.
Ora Biagio non lo vedo più, da tantissimi anni, oggi mi è tornato in mente perché per strada, proprio mentre tornavo a casa, ne ho visto uno uguale, rosso: FIAT 900E Panorama. È stato un attimo ricordarmi di Biagio e del suo bip bip.
 
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