Archivi per il mese di: aprile, 2006

Un giorno ideale per i pescibanana*

Quando mi sento come mi sentivo oggi, vale a dire quando non so come mi sento, ma in definitiva mi sento un po’ strana, un po’ pensierosa, in po’ indefinita, un po’ desiderosa, un po’ menefreghista, un po’ accorata, un po’ commossa un po’ dubbiosa, allora capita che vada in libreria, a cercare, nelle parole degli altri, le mie, quelle che non riesco a trovare con lucidità.
E non sempre l’atto stesso dell’entrare in libreria si rivela taumaturgico.
A volte cerco, curioso, spulcio, ma proprio non riesco a trovare niente che mi faccia scattare la scintilla.
Oggi, sono stata colpita da una frase che per una strana alchimia, ha cominciato a girarmi nella mente.
Come succede a volte con le parole delle canzoni.
La frase era quella che ho messo nel titolo.
La quale è a sua volta il titolo di un racconto di J.D. Salinger.
Si proprio lui, il vecchio J.D., quello che ha scritto "Il giovane Holden" per intenderci.
Mi sono detta: ecco quello che ti ci vuole, ragazza, ecco le parole che ti riporteranno a casa.
Perchè, io credo, che quando ci si sente spaesati, così come mi sento io, vuol dire che ci si è allontanati troppo.
E’ chiaro che a volte allontanarsi è una cura perfetta ed esatta.
E forse il gioco della vita consiste proprio in questo: nell’allontanarsi abbastanza da perdersi, e nel cercarsi abbastanza da ritrovarsi.
Ed ognuno si cerca in un un modo diverso.
Io mi cerco con le parole. 
Con le parole mie e con quelle degli altri.
E se le parole sono quelle del vecchio J.D. allora ci potete scommettere che saranno le parole giuste, quelle che mi riporteranno a casa e che mi faranno fare un altro po’ di strada.
Tengo botta.
E comincio a leggere: "Nell’albergo c’erano novantasette agenti pubblicitari di New York e tenevano le linee interurbane talmente monopolizzate che la ragazza del 507 dovette attendere la sua chiamata da mezzogiorno fin quasi alle due e mezzo…"

* Nove racconti, J.D. Salinger, ed. L’Arcipelago Einaudi


A tutto tondo
 
Sono confuso. Già la parola a dirla un po’ sotto voce, è bella, rende l’idea confuso. Sono confuso.
Erano alcune settimane che la sensazione non lo abbandonava. C’era, era lì, silente compagna, una sensazione che ci fosse qualcosa in lui che a lui stesso sfuggiva.
Il suo mondo, tutto intorno girava come al solito. Il lavoro, la casa, gli amici. Tutto andava per il suo solito verso. Eppure, cresceva lentamente una pungente sensazione di disagio. Che ci fosse qualcosa che non andava. Oppure che ci fosse qualcosa che andava sì, per il solito verso, ma che fosse proprio quel solito verso, a non andare più bene così com’era.
Quel pomeriggio, accendendosi una sigaretta sul balcone, disse: – Sono confuso.
Poteva essere, anzi sicuramente era un passo avanti. Non avrebbe saputo dire quale fosse la natura di questa confusione, ma almeno la parola l’aveva trovata.
Che poi fosse una parola vaga, poco importava.
Ora occorreva fare luce.
Telefonò ad Orazio, suo caro amico.
Orazio, sono confuso.
  Accidenti, questa si che è una bella notizia!
E prendimi sempre in giro tu, anche quando ti dico una cosa seria…
Ma no che non ti prendo in giro, è che sono proprio contento. Dopo tanti anni di certezze, di positivismo, di frasi concluse,di giudizi decisi, un po’ di confusione mi sembra che venga a giovare. E su cosa sei confuso?
Non lo so.
Molto bene, confusione globale, a tutto tondo. E intendi porre un rimedio?
È che mi sembra che le cose che mi piacevano non mi piacciano più, che quello di cui ero sicuro mi scivoli fra le mani, addirittura le persone che amavo, quelle che odiavo, quelle che desideravo, nessuna di loro sta buona al posto che gli avevo assegnato con tanta meticolosità, con tanta fatica. Slittano, scivolano, si mescolano.
– Certo, visto così può sembrare un vero pasticcio, lo riconosco, ma proviamo a non drammatizzare. Potrebbe anche essere una buona cosa.
Una buona cosa? Non direi proprio. Con tutti gli anni passati a convincermi, a discernere a separare, a crearmi un’identità anche attraverso quello che rifiutavo. Adesso che devo fare, ricominciare tutto? E da dove? Non me la sento, sono stanco. Si vorrebbe arrivare ad una certa età e guardarsi allo specchio, la mattina e vedere chi si è diventati. Così è come camminare sulle sabbie mobili.
– Ehhh sono stanco, ehhh non ce la faccio, quante storie che fai, oggi la vita va così, non è che ti puoi tirare indietro, non è che si possono prendere delle decisioni sulla propria vita e poi mantenerle portarle con sé fino in fondo, come facevano i nostri nonni. Oggi la situazione è fluida, caro mio. Capisco che possa capitare di confondersi. Vedrai farai nuove scelte, aggiusterai il tiro e andrai avanti così fino alla prossima ondata di confusione.
La fai facile tu, ma io, io mi sento confuso.
 

La primavera…

Si sa che la primavera risveglia i sensi.
O almeno questo è quello che mi sento ripetere ogni anno dagli uomini che mi circolano intorno.
Qualcosa di vero ci deve pur essere se, tutto ad un tratto appaiono intorno a me una serie di strani personaggi che l’inverno sembrava aver inghiottito.
Dopo un troglodita che ho soprannominato mr. savoire faire, ecco che si impone alla mia attenzione un esserino che conobbi mesi fa.
Mi incrocia e sostiene fieramente che noi due abbiamo un caffè in sospeso.
Mica mi pare di avere certe sospensioni in atto, tuttavia decido di assecondarlo e prendiamo un caffè di una decina di minuti di chiacchiere.
Nel corso del sorseggiamento costui, a cui riconosco una certa prontezza di riflessi ed una ottima dose di faccia tosta, mi dice di essere sposato, e soprattutto si informa di me, di come vivo, ma attenzione, se per caso vivessi sola oppure no.
Il gentiluomo, amante del caffè, tra una battuta birichina ed un’altra, sondava il terreno. Infatti aveva tutta l’intenzione di trovare un altro tipo di intrattenimento, che richiedeva però il fondamentale requisito di un appartamento, essendo quello che occupa lui contemporaneamente occupato anche dalla sua amata consorte.
Di omino birichino ne ho da poco incrociato un altro, che ha preso a corteggiarmi, a telefonarmi, a venire sotto casa mia a chiacchierare.
Avendo già espletato tutte le fasi del presunto corteggiamento, un pomeriggio mi fa: vieni a casa dei miei, che sono fuori per il fine settimana?
Avete indovinato?
Infatti, è sposato anche lui!!
Ah questa primavera…speriamo finisca presto, gli effetti hanno già fatto in modo da irritarmi abbastanza!

Santificate le feste

Stamattina tutti sventolavano le palme benedette all’uscita dalle chiese.
Io ho santificato la mia domenica andando a votare.
Sventolavo pertanto, con letizia, il mio certificato elettorale appena timbrato.
Erano cinque anni che aspettavo questo momento.
Ora non resta che sperare in bene!