Un giorno ideale per i pescibanana*

Quando mi sento come mi sentivo oggi, vale a dire quando non so come mi sento, ma in definitiva mi sento un po’ strana, un po’ pensierosa, in po’ indefinita, un po’ desiderosa, un po’ menefreghista, un po’ accorata, un po’ commossa un po’ dubbiosa, allora capita che vada in libreria, a cercare, nelle parole degli altri, le mie, quelle che non riesco a trovare con lucidità.
E non sempre l’atto stesso dell’entrare in libreria si rivela taumaturgico.
A volte cerco, curioso, spulcio, ma proprio non riesco a trovare niente che mi faccia scattare la scintilla.
Oggi, sono stata colpita da una frase che per una strana alchimia, ha cominciato a girarmi nella mente.
Come succede a volte con le parole delle canzoni.
La frase era quella che ho messo nel titolo.
La quale è a sua volta il titolo di un racconto di J.D. Salinger.
Si proprio lui, il vecchio J.D., quello che ha scritto "Il giovane Holden" per intenderci.
Mi sono detta: ecco quello che ti ci vuole, ragazza, ecco le parole che ti riporteranno a casa.
Perchè, io credo, che quando ci si sente spaesati, così come mi sento io, vuol dire che ci si è allontanati troppo.
E’ chiaro che a volte allontanarsi è una cura perfetta ed esatta.
E forse il gioco della vita consiste proprio in questo: nell’allontanarsi abbastanza da perdersi, e nel cercarsi abbastanza da ritrovarsi.
Ed ognuno si cerca in un un modo diverso.
Io mi cerco con le parole. 
Con le parole mie e con quelle degli altri.
E se le parole sono quelle del vecchio J.D. allora ci potete scommettere che saranno le parole giuste, quelle che mi riporteranno a casa e che mi faranno fare un altro po’ di strada.
Tengo botta.
E comincio a leggere: "Nell’albergo c’erano novantasette agenti pubblicitari di New York e tenevano le linee interurbane talmente monopolizzate che la ragazza del 507 dovette attendere la sua chiamata da mezzogiorno fin quasi alle due e mezzo…"

* Nove racconti, J.D. Salinger, ed. L’Arcipelago Einaudi


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