Archivi per il mese di: maggio, 2006

Della natura dei cerchi

I cerchi dovrebbero chiudersi, non restare ostinatamente aperti.

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No more blue
 
Esco dal lavoro più tardi del solito.
Il portone è chiuso a chiave dall’interno e per uscire devo rimestare nella grande borsa per un minuto alla ricerca della chiave.
Quando esco mi accoglie una strana sospensione nell’aria: non fa caldo, non c’è il solito sole accecante delle tre e mezza.
Qualcosa mi fa sorridere, accendo il mio lettore mp3 e accomodo le cuffiette nelle orecchie.
No more blue comincia a suonare. Una chitarra blues. Sorrido da sola pensando a quella scena di Marrakech Express in cui Fabrizio Bentivoglio dice: “io non so voi ragazzi, ma io erano aaanni che non mi divertivo così”.
Attraverso la piazza e volto l’angolo.
Davanti al vinaio c’è lui, in piedi accanto ad un motorino, abbronzato come da copione.
Non lo vedo da parecchio, almeno un paio d’anni, ma non mi sorprende affatto vederlo lì, che parla al cellulare con voce aspra.
Anche lui mi vede. Ci sorridiamo senza stupore, come se ci fossimo incontrati il giorno prima allo stesso angolo.
Rallento, poi decido di fermarmi. Lui mi viene incontro e mi saluta mentre finisce la telefonata.
Mentre aspetto, penso che è ingrassato.
Che la sua voce mi sembra stridula e che in pochi secondi ha detto fin troppe parolacce.
Poi mi chiede ma tu non lavoravi a Via dei Mille?
Gli rispondo che già da un po’ lavoro in un altro posto.
Non lo sapevo, risponde, sorride.
Lo saluto, lo lascio alle sue faccende.
Ci sorridiamo.
Rimetto la musica nelle orecchie.
La stessa canzone sta ancora suonando.
Non sento il giro di chitarra, il secondo inciso, il finale. Non sento.
Devo prendere la metropolitana, ho ancora una piazza da attraversare.
Un gruppetto di lacrime si forma tra la gola e gli occhi; continuo a camminare.
Non so neanche perché.
Per me.
Per lui.
Per il tempo che passa ed è passato.
Per il tempo che passerà.
Perché non sapeva che ho cambiato lavoro.
Perché mi sembrava ingrassato.
Perché la sua voce mi è sembrata ostile.
Per nessuna di queste ragioni.
 

Un mio post lo trovate qui

 
Badilate
 
Ieri, a mezzogiorno, ho visto, in una trasmissione televisiva della domenica, l’oroscopo della settimana.
In realtà è un gioco che si tiene fra me e mia madre, la domenica: lei segue con attenzione l’oroscopo, poi viene a riferirmi gli sviluppi positivi o negativi.
In genere cerca di tralasciare quelli negativi.
Così ieri mi son detta, lo guardo anche io, e in buona predisposizione d’animo, mi sono accomodata sul divano, affianco alla genitrice.
Cosa scopro?
Che ho un transito negativo di un cospicuo numero di pianeti a scelta.
Già mi sembra di vederli sfilare sotto la mia finestra, come dei COBAS inferociti, sventolando bandiere, cantando slogan, chiedendo un giusto aumento dei salari, che con queste orbite signora mia, non arriviamo più a fine mese!
Passano sotto la mia metaforica finestra, vocianti, Giove, Saturno, Mercurio, e tutti quelli, pianeti, satelliti minori e stelline da varietà, che si uniscono alla manifestazione senza un vero intento di solidarietà o di ribellione, ma solo per avere un po’ di visibilità nel mio quadro astrale, i ben noti quindici minuti di celebrità.
Comunque sia, chiunque sia, transitano.
Li sento tutti.
Con i loro piedini piccoli, da pianeti caduti sulla terra.
L’omino dell’oroscopo a questo punto mi dà un consiglio (proprio a me lo dà, lo capisco dal luccichio nei suoi occhi, mi guarda suadente e mi dà un consiglio in tono confidenziale) mi dice: devi tenere duro e soprattutto non attaccare briga con nessuno per motivi futili.
Ah, no? Non devo attaccar briga?
Ma come!
Ed io che avevo appena inaugurato il nuovo corso della mia vita: “Badilate” lo avevo intitolato.
Proprio nel senso letterale di colpi di badile.
Avevo appunto deciso, dopo aver attaccato briga qualche giorno fa con un cretino ed esserne uscita fiera vincitrice, avevo deciso dunque, che per me è finito il momento di abbozzare, di mediare, di essere dolce, è finito il momento del pacifismo a tutti i costi; è venuto il momento invece di essere feroce e ma giusta, spietata ma esauriente.
E che cosa mi dice l’omino, con lo sguardo marpione, rivolgendosi proprio a me poiché evidentemente cosciente della mia inedita predisposizione d’animo?
Di stare calma!
Che dire, al limite inizio con le mie badilate la prossima settimana, va!
 
Cosa ne rimane?
 
"Se ti devo dire la verità, è un periodo che ho tutta l’impressione di non riuscire a parlare con te.
Di non riuscire in nessun modo ad attirare la tua attenzione.
Forse mi sbaglio, come sempre faccio tutto da sola.
Forse è un periodo che ho tutti i pianeti dissonanti, come dice l’oroscopo, e quindi dipende tutto solo da quello che percepisco io.
Quindi non lo so forse tu non c’entri niente.
E già mi aspetto che mi risponderai, che sono matta, che faccio tutto da sola, che me la suono e me la canto e via dicendo.
Eppure la percezione resta.
Resta il fatto che mi sembra di non riuscire ad interessarti con niente di quello che dico e che faccio.
Penso che riuscirei a svegliarti momentaneamente dal tuo torpore nei mie confronti solo, forse, con il sesso.
Saprei come fare, l’ho fatto mille volte.
Ma so che starei usando solo un trucco.
So che non ti interesseresti a me in quanto me, ma a me in quanto oggetto di un tuo desiderio, di un tuo gioco mentale, e questo comunque mi escluderebbe dal tuo campo visivo.
Invece io vorrei risvegliare il tuo acume, il tuo spirito critico, il tuo senso dell’umorismo, la tua attenzione ai particolari, la tua bella visione del mondo.
Tutto ciò che sto dicendo ha un minimo senso per te?
Così tanto per amore di dibattito."
 
Bartleby
 
"Ho come l’impressione che la tua impressione non sia poi cosi’ sbagliata.
E’ vero, non resci in nessun modo (ad attirare la mia attenzione).
Dunque non ti sbagli.

E non dipende dai pianeti dissonanti.
Non sei matta, non fai tutto da sola, non te la suoni ne’ te la canti e quindi la percezione che resta non e’ sbagliata.

Non vuoi raggirarmi con un trucco, va bene, niente trucchi allora.

Ma se vuoi attirare la mia attenzione, svegliare il mio acume, il mio spirito critico, il mio senso dell’umorismo, la mia attenzione ai particolari, la mia bella visione del mondo (??!!) non è certo con i tuoi racconti da marmottina confusa che ci riesci. I tuoi racconti non mi interessano più.
La tua vita la conosco. Il tuo lavoro, i tuoi amici anche.
Allora cosa fare?
Non lo so, giudica tu.
Se per interessare il feticista sei costretta ritagliare minute porzioni del tuo corpo (metaforicamente parlando, si intende) e la cosa ti diverte, accomodati.
Se ritieni che il giochino sia ormai obsoleto, non ti biasimo..

Ma tutto l’ho detto con la massima serenità; nessun fastidio, nessun rancore, nessuna polemica.

Cosa ne rimane allora?
Davvero non lo so. "
 
Palmer

Sono

Sono completamente presa dall’incantamento.
Nelle pagine di Salinger che divoro, ho trovato migliaia di piccole magie: le frasi perfette, la dolcezza, l’ironia, la serenità, il presentimento, la leggerezza, il disincanto, la saggezza.
Penso che non riuscirò mai a scrivere niente che possa assomigliare a quello che leggo.
Questo mi ha messo un po’ in crisi.
Vediamo questo viaggio dove mi porterà.