Loop

Ogni cosa era azzurra.
Il mare, le isole al primo orizzonte.
Il vento del nord soffiava e non aveva odore.
Si infilava nei capelli e li lasciava dopo averli riempiti d’aria.
Io camminavo cercando un po’ di esattezza.
Dopo tanto bere, dopo tanto spazio, dopo tanto non amore, dopo tanti sguardi lanciati come ganci verso persone che non si fanno agganciare da nulla.
I pensieri erano colori, erano blu, i colori erano suoni, il suono pulsante del mal di testa.
Il vento del nord se lo stava portando via, ma quel suono in loop tornava da lontano.
Siamo alle solite, pensavo.
Che cosa ha spostato l’equilibrio, ancora?
Quale mancanza da ascrivere al solito mondo, già così oberato da tutte quelle che gli affibbiano tutti i suoi scontenti abitanti?
Cosa ha fatto stavolta e nelle vesti di chi si è incarnato il dispiacere?
Gli occhi di chi aveva?
O erano semplicemente i tuoi occhi, che guardavano in obliquo?
Basta darti un colpetto con l’indice, basta spostare di un millimetro il centro.
L’equilibrio trovato nuovamente è obliquo, zoppo, sbilenco.
Il blu nel mare stava strambando, insieme al vento.
Che incanto.
Ogni cosa correva e si lanciava nel vuoto.
Il mal di testa sarebbe passato come al solito.
L’esattezza ancora volteggiava molto al di sopra dei miei capelli.
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