Archivi per il mese di: luglio, 2006

3,2,1…

E’ finita!
Sono in vacanza.
Non ce la facevo più. Oggi, finalmente, dichiaro chiuso il mio anno.
Possono cominciare i rendiconti, i consuntivi, le somme e le sottrazioni.
E’ stato un anno difficile, faticoso.
Ho avuto la grande fortuna di avere vicino degli amici, alcuni vecchi altri nuovi, che hanno molto alleviato la fatica del mio viaggio.
Senza di loro, non so proprio.
Adesso comincia il mese che nel mio calendario neanche esiste, il mese di agosto
Il primo di settembre sarà il mio capodanno, capodanno bartlebyano.
Ho bisogno di un po’ di riposo.

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Avevo deciso di non farla, poi mi sono lasciata trascinar da questi due e quindi ora ve la beccate: Signore e signori, la catenona intimista!

Parli ancora con la persona a cui hai dato il tuo primo bacio?

No, e a dire il vero ci conoscevamo appena anche quando lui mi diede il mio primo bacio.
 
Che musica sentivi quando facevi le elementari?

Mi ricordo ch’avevo un mangiadischi bianco in cui infilavo i dischi in cui si leggevano le favole. La mia preferita erano in realtà due: I vestiti nuovi dell’Imperatore e Robin Hood.
Di musica vera ne ascoltavo moltissima ma quella che più mi è rimasta addosso, sono i dischi di Edorado Bennato “Sono solo canzonette”e di Lucio Dalla “ Come è profondo il mare”
 
Sei contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso?

No. Sono favorevole a tutti i matrimoni e vorrei che anche a quelli che decidono di non sposarsi ma di convivere avessero la possibilità di farlo potendo godere dei diritti e dei doveri derivanti dalla loro scelta.
 
Sei triste in questo momento?

Un po’. Mi sento un po’ sola. Poi l’estate non è un buon periodo per me.

La maggior parte degli amici che hai ora sono vecchi o nuovi?

Vorrei disperatamente tenermi i vecchi e metterli insieme con i nuovi e vivere tutti insieme felici e contenti, ma fatalmente i vecchi seguono strade che non sono le mie e quindi in parte si sono perduti nel mondo. Ora frequento un amico che ho da circa 15 anni ed altri amici un po’ più nuovi.
 
Possiedi mobili di Ikea?

Pochissimi anche perché non ho una casa mia da arredare.
 
Hai mai fatto qualcosa di vendicativo nei confronti di qualche collega?

No, sono una tonta cerco sempre la concordia, al massimo qualche parolina .
 
Sei mai stato in terapia?

No ma vorrei farlo e non escludo di farlo presto.

Hai mai giocato al gioco della bottiglia?

Sì. Ma non mi ricordo l’ultima volta che l’ho fatto.
 
Ti è mai piaciuto qualcuno senza che tu glielo abbia detto?

Quasi sempre.
 
Sei mai stato in campeggio?

Mai. Mi viene l’orticaria al solo pensiero, io sono una donna da albergo a 5 stelle!
 
Hai mai avuto una cotta per un amico di tuo fratello/sorella?

No. Ho una sorella più piccola di me.
Sei mai stato in una spiaggia per nudisti?

No. Se voglio vedere la carne esposta vado in macelleria.

Hai mai mentito ai tuoi genitori?

Molte volte. Oggi ometto più spesso di quanto menta.
 
Hai mai avuto un taglio di capelli così brutto da dover indossare il cappello per un mese di fila?

Quando ero alle elementari presi i pidocchi. Mio padre, invece di fare le solite cose con le polverine e quant’altro decise che si faceva prima a raparmi a zero! Non lo dimenticherò mai, che vergogna dover tornare a scuola in quello stato!

Qual è l’ultima volta che hai dormito per più di 12 ore?

Non me lo ricordo.

Dov’eri il Capodanno del 2006?

odio il capodanno, in genere non lo festeggio, quindi ero a casa.

Da dove hai preso l’idea per il tuo nickname?

Dalla novella di H. Melville “Bartleby lo scrivano”con cui spesso, negli anni, mi sono identificata.

Hai mai pianto per la morte di una celebrità?

Ho pianto quando ho saputo di Pessotto. E sono felice di sapere che adesso è finalmente fuori pericolo di vita.

Di che colore è la biancheria che hai addosso?

Nera.

Indossi sempre il reggiseno?


Solo fuori casa, è la seconda cosa che tolgo appena rientro, la prima sono le scarpe.
Cos’hai fatto stamattina?

Ho dormito. Amo dormire.

Cosa ha posto fine alle tue ultime amicizie?

Mi aspetto troppo dalle persone che ho vicino, quando voglio loro bene il mio amore è incondizionato. Poi, come è naturale mi deludono una prima, una seconda una millesima volta. Ad un certo punto, per un’ennesima delusione, grande o piccola che sia, mi accorgo che sono cadute dal mio cuore. Spesso loro non se ne accorgono neanche. È la mia teoria del bonus, ma ne parlerò magari un’altra volta

Hai mai spiato qualcuno per cui avevi una cotta?

No.

Qual è stato l’ultimo concerto a cui sei andato?

Ivano Fossati, uno dei miei artisti preferiti, un concerto molto bello, come sempre i suoi.

Qual è stato l’ultimo programma che hai visto in Televisione?

In questi giorni fanno solo vecchi film o repliche, uno o l’altro.
Cosa ti ferisce?

 La mancanza di attenzione nei miei confronti, che in genere si manifesta in piccolissime cose.
Prendi medicine?

Quando sto male si, non sono una di quelle presone che sanno serenamente soffrire fino a che non gli passa.

Che maglietta hai addosso?

Una canotta rosa con scollo all’americana.

Qual è il tuo negozio preferito?

Feltrinelli, potrei per dermici per ore, poi i negozi di gioielli e di biancheria intima.

Qualcuno che non vedi da un po’ e che ti manca?

C’è una persona che mi manca perché non la vedo. In generale le persone mi mancano spesso, sono una donna modello koala.

Ti importa cosa pensano le persone di te?

Non sempre. A volte mi diverte anche che, persone che non stimo affatto, possano parlare male di me.

Usi un PC o un Mac?

PC.

Usi il mouse o la tavoletta grafica?

Il mouse.
 
Qualche sito dove vai ogni giorno?

Blog, il sito della Repubblica e del Corriere della sera, e i siti delle case editrici.

Sei un esperto di computer?

Nosono solo una utente.
Che tipo di carne preferisci mangiare?

La carne bianca, il pollo, di cui sono golosa del petto, e se devo mangiare carne rossa allora preferisco il filetto.
 
Quale scarpa infili per prima?

Non lo so, potrei azzardare la sinistra.

Parlando di scarpe, ne hai mai tirato una a qualcuno?

Mai.

Quali gioielli indossi 24 ore su 24?


I mie anelli, che amo e non tolgo mai.

Hai dei cereali in casa?

All Bran, e mi piacciono anche!

Hai mai molestato sessualmente qualcuno?

Temo di no.

Sei mai stato molestato?

Sono stata molto molestata fino all’età di circa 25 anni, ormai non più, sarò così invecchiata?

Hai mai visto la/il tua/o migliore amica/o nuda/o?

Si.

Cosa ami fare nel tempo libero se rimani a casa?

Leggere, scrivere, vagare su internet, vedere vecchi film.
 

E viene la notte

Una di quelle notti di velluto.
Velluto nero.
Una di quelle notti che ti metti a letto e i ricordi piano si affacciano dietro le palpebre chiuse, o aperte, tanto è buio, non si capisce bene.
Allora ti ricordi della tua casa, la casa del silenzio, prima, molto prima della maledizione del rumore, che ti insegue da quel giorno, il 4 di novembre 1991 quando te ne andasti via per sempre piangendo.
E ti ricordi di tutte le facce che non vedi più da un’infinità di tempo, amici cari, che hai perduto come si perde un anello nella sabbia, senza nemmeno accorgertene, si sono sfilati dal dito e adesso vivono di vita propria, chissà dove.
Ti ricordi particolari minuscoli che non sembra nemmeno avere un senso ricordarli: di te seduta per terra nella tua vecchia camera da letto a fare scivolare la mano sul parquet.
Oppure dei rubinetti del tuo bagno o delle maniglie delle porte, di quella crepa nell’intonaco, lunga e sottile, che quando eri piccola la seguivi col dito fino a che non ci arrivavi più.
Che senso ha ricordare questi particolari minuti?
E poi ti ricordi di tutte le facce cha avevi dimenticato: del tuo primo amore, quello che per primo ti fece soffrire davvero, a 16 anni, pensa tu, come se si potesse soffrire davvero a 16 anni, per quelle cose lì poi, ti eri dimenticata perfino il nome: Marco si chiamava, Marco.
E ti ricordi di una sequenza di facce a cui non sai accoppiare neanche un nome, nomi non ce ne sono più disponibili.
Eppure rivedere quelle facce ancora tutte più o meno lì ti fa un misto di tenerezza, di stupore e di tristezza.
E che cosa ricorderai di adesso fra, che so, venti anni? Quando te ne sarai andata anche da questa casa e chi sa dove sarai e chi sa se sarai capace di ricordare qualcosa?
Se verrà ancora un’altra notte di velluto nero, come quella che è arrivata ora, quali saranno i particolari che ti farà venire il magone ricordarteli?
E quali quelli che avrai dimenticato, che a guardare il vuoto che hanno lasciato ti verranno proprio i lucciconi agli occhi?
Come quelli che ti sono venuti ora, che invece faresti meglio a dormire, che faresti meglio ad accendere una piccola luce, così il velluto nero tornerà da dove è venuto e si potrà tenerlo a bada per un altro po’.
C’è tempo

Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.
C’è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.
C’è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d’estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l’ora muta delle fate.
C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.
È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
per questo mare infinito di gente.
Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz’ora sono qui arruffato
dentro una sala d’aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.
C’è un tempo d’aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.
C’è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l’istante in cui scocca l’unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.
Dicono che c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Ivano Fossati

Su queste parole, ieri sera, al bel concerto, sotto una grandissima luna gialla,  lo confesso, mi sono commossa.
Il tempo, in questo momento, è per me il grande dubbio, la momentanea sconfitta. Un passaggio che non riesco a decifrare, un giro a vuoto. 
Se ce l’ho non lo vedo, e quello che ho avuto, non lo ritrovo più.
Mi beffa, ad ogni istante.
Mi gira intorno, come uno scugnizzo.

Dove mi condurrà, ancora non lo so, ma c’è tempo, ancora, per scoprirlo.

La notte degli dei

La mia serata calcistica è cominciata più o meno alle 18.00
Sentivo il mondo fuori piano piano acquietarsi, sacche di silenzio si gonfiavano e poi scoppiavano in una clacsonata, in uno sbottare di tromba da stadio, nell’urlo di un bambino.
Nell’aria una tensione, un nervosismo, che piano piano cresceva, percettibilmente.
Ho cominciato a passeggiare su e giù per la casa, giusto in tempo per sorprendermi nello stesso agitato percorso di mia madre, e per sorridere del mio somigliarle mio malgrado.
Mio padre che cercava di interpretare la cabala ripercorrendo l’albo d’oro.
Forse preparandomi ad uscire posso provare rasserenarmi,  allora comincio a truccarmi per poi scoprirmi scaramantica nell’uso degli accessori: il geco al collo che mi porta bene, gli anelli che comprai con il mio primo stipendio, perchè sono fortunati.
Finalmente fuori, spezzando la tensione per un attimo, per raggiungere la casa di ago.
La televisione accesa ci connette con l’altrove che stasera sarà il nostro mondo.
La tensione si spezza, i giocatori sono in campo, il rito ha inizio.
Gli occhi dicono tutto.
Gli occhi dei nostri ragazzi, di Cannavaro, che comunque sorride come a dire che non può andare male, gli occhi neri neri di Gattuso, gli occhi di Lippi.
La notte, la battaglia, la vittoria, sono già tutte lì, in quegli occhi.
120 minuti di tensione, di sudore, di fatica.
120 minuti in cui si attacca e poi si subisce, e poi si ricomincia ancora una volta, ancora d’accapo.
Poi i rigori.
Ma non si può perdere sempre ai rigori, infatti gli dei ci sono favorevoli, non sbagliamo niente, è la notte giusta, è il momento giusto.

Campioni, Campioni Del Mondo!
 

Un salto
Questa è la storia di un salto.
Un salto al contrario.
Verso il basso.
Un salto come tuffarsi in mare.
Però senza la luce blu, senza il rumore di fondo della spiaggia, senza l’allegria, senza il fresco dell’acqua all’improvviso addosso, un salto senza mare.
Un salto, quando si guarda giù, indecisi, e poi ci si guarda dietro le spalle, per vedere cosa si lascia.
E non si vede niente.
Allora giù.
Sono giorni che ho quest’immagine negli occhi, e non me la posso strappare via.
Forse perché questo salto mi porta indietro, con la memoria, a qualcosa che successe tanto tempo fa, tanti giorni, tanti anni, tante vite fa.
Tutti, ogni giorno, saltiamo e atterriamo continuamente dentro noi stessi, salto emotivo; poi ci rialziamo e ricominciamo ad arrampicarci verso l’alto sperando di cadere un po’ più in là, la prossima volta, anche se quasi mai riusciamo a spostare il punto di atterraggio.
Questa volta ho avuto l’impressione di cadere anche io, e la paura che mi ha fatto questa sensazione l’ho cercata intorno a me. 
Ho provato a parlarne, ma le parole spesso banalizzano i sentimenti.
Ho provato allora a tacere e a cercare un posto morbido dove cadere.
Non l’ho trovato; allora ho pensato che un posto confortevole poteva essere questo.
Per il mio atterraggio, per il suo.