Un salto
Questa è la storia di un salto.
Un salto al contrario.
Verso il basso.
Un salto come tuffarsi in mare.
Però senza la luce blu, senza il rumore di fondo della spiaggia, senza l’allegria, senza il fresco dell’acqua all’improvviso addosso, un salto senza mare.
Un salto, quando si guarda giù, indecisi, e poi ci si guarda dietro le spalle, per vedere cosa si lascia.
E non si vede niente.
Allora giù.
Sono giorni che ho quest’immagine negli occhi, e non me la posso strappare via.
Forse perché questo salto mi porta indietro, con la memoria, a qualcosa che successe tanto tempo fa, tanti giorni, tanti anni, tante vite fa.
Tutti, ogni giorno, saltiamo e atterriamo continuamente dentro noi stessi, salto emotivo; poi ci rialziamo e ricominciamo ad arrampicarci verso l’alto sperando di cadere un po’ più in là, la prossima volta, anche se quasi mai riusciamo a spostare il punto di atterraggio.
Questa volta ho avuto l’impressione di cadere anche io, e la paura che mi ha fatto questa sensazione l’ho cercata intorno a me. 
Ho provato a parlarne, ma le parole spesso banalizzano i sentimenti.
Ho provato allora a tacere e a cercare un posto morbido dove cadere.
Non l’ho trovato; allora ho pensato che un posto confortevole poteva essere questo.
Per il mio atterraggio, per il suo.
 
 
Annunci